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Gente che riparte, gente che arriva: Cave In e Cassilis (full album mp3)

Marco M. Giarratana ha postato questo articolo il 30/06/2011
Audio Carne Fresca Featured Metal + Punk Video //

Cave In

Forse non ci speravano neanche loro, figuriamoci chi non aveva preso a simpatia le ultime sortite dei Cave In. Che si fossero sciolti o presi solo una lunga pausa di riflessione poco importa, un po’ tutti credevamo che non sarebbero mai più tornati con qualcosa di credibile. E invece “White Silence” è il pugno sui denti che non t’aspetti. Ringhiano assetati di post-hardcore, e mi pare superfluo ricordare che sono tra i padri spirituali-ispiratori di fin troppe band là fuori.

Fanno paura sin dal principio: la title-track attacca vomitando sul pavimento la bile dei Today Is The Day. Poi due stradine più in là sbuca una “Sing My Loves” coi Neurosis di “Times Of Grace” che marciano possenti e oscuri prima che irrompa un ritornello me-ra-vi-glio-so. “Heartbreaks, Earthquakes” fugge dalla violenza che la circonda con un salto indietro nel tempo, arriva fino ai Beatles e ai Love e non suona affatto fuori luogo. Scofield e Brodsky hanno trovato gli equilibri perfetti per convivere senza oscurarsi l’un l’altro. Ma quel che più impressiona è la verve e l’ispirazione ritrovata da un gruppo che pareva smarrito, per non dire estinto.

Cave In – “Sing My Loves”


Per una band che ricomincia, ce n’è un’altra che comincia. Poche notizie su chi siano i Cassilis, ma ascoltando l’efferato “My Colours” si capisce cosa siano. Ovvero un asteroide infiammato che ti casca sul tetto di casa. Vengono da Philadelphia, suonano in band dell’undeground punk-hardcore a stelle e strisce come Boy Problems, Boys & Sex, The Lady Is Not For Burning, Make Me e Snowing, roba mai sentita nominare prima d’oggi.

Il cantante si strappa corde vocali, trachea e tonsille a furia di strillare senza sosta mentre il resto della combriccola lo aizza con un post-core ossessivo che da Converge, Botch e Coalesce ha imparato l’abc. Dieci tracce che si susseguono con una rapidità micidiale e che non toccano neanche i tre minuti di durata. Disagio a fiotti, grumi di catrame che sgorgano da un basso iperdistorto, riff impastati coi nervi, i Cassilis hanno l’istinto da serial killer. Un diluvio di legnate da una formazione che non cambierà la storia della musica pesante, ma che va tenuta sotto stretta osservazione.

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