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Gli Amorphis, The Beginning Of Times e il rischio inflazione (+ mp3)

Francesco Eandi ha postato questo articolo il 19/06/2011
Audio Featured Metal + Punk Video //

L’avevamo promesso, e quindi doveroso ora spendere due parole sull’ultmo “The Beginning Of Times” degli Amorphis.

Chi segue da un po’ di anni la band, sa che il rischio con gli Amorphis non è quello di venire colti di sorpresa; da “Tuonela” in avanti, la formula del death scandinavo + folk + cenni di psichedelia s’è definitivamente consolidata, e nemmeno cambi di line up anche importanti (tipo il cantante) l’hanno mai messa in discussione (naturalmente se chiedete ai veri fan del gruppo vi faranno notare un mondo di differenze tra un album e l’altro, ad esempio la lunghezza dei dreadlocks di Tomi Joutsen; voi annuite e passate oltre).

Piuttosto, ci si può chiedere se tenere la media di un disco due anni (l’eccellente “Skyforger” è del 2009) non rischia di inflazionare. E la sensazione iniziale con “The Beginning Of Times” è esattamente questa: nei primi approcci al disco si passa dalla modalità “oh, che bello, un nuovo disco degli Amorphis!” a quella “ma è uguale al precedente!” nel giro di un paio di ascolti.

Il che, intendiamoci, è assolutamente vero; ma allo stesso tempo, come spesso succede con loro, più gli ascolti passano, più dell’inflazione cominciamo sostanzialmente a fottercene, dato che “The Beginning Of Times” è ancora una volta un gran bel disco. Il che significa grandi melodie, senza rinunciare alla potenza, e sapiente alternanza di growl e clean vocals, e i grandi solo di Esa Holopainen, e gli inserti folk che ti aspetti, perchè te li aspetti, ma sono sempre piazzati lì dove proprio devono stare, non sono mai nè forzati nè inutili…

I pezzi migliori? La prima cinquina (compresa “My Enemy” che potete scaricare) è tutta notevole, ma sopra la media anche “Escape” e la title track. E se su “Skyforger” il pezzo che faceva venire voglia di invadere la Polonia (copyright Woody Allen) si chiamava “Sky Is Mine”, qui si chiama “Song of The Sage”.

Tutto cambia per non cambiare, ma va bene così.

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