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Justin Bieber, ovvero il declino della società occidentale

Francesco Eandi ha postato questo articolo il 05/06/2012
Audio Featured Rock + Pop Video //

La discussione è nata per caso su Facebook, dopo un mio aggiornamento di status che recitava:

“Fino a stasera non avevo mai sentito un pezzo di Justin Bieber. Oddio, ma è terribile! Non sa cantare, non sa ballare, i pezzi sono terribili, perchè è così famoso?”

L’altra sera infatti ho deciso di curiosare su Youtube per capire qualcosa del fenomeno Bieber, dopo aver letto da qualche parte che, nonostante si sia in un’epoca in cui la maggior parte dei sedicenni è più dedita a scaricare che a comprare, il suddetto ragazzino ha venduto qualcosa come 15 milioni di copie di dischi. Del fenomeno Lady Gaga vi ho già detto cosa penso. Ma di questo, davvero non so dire oltre a quanto postato su Facebook.

Ma siccome il rischio del “quando avevo 16 anni io qui era tutta campagna” c’è sempre, ecco, sono andato a vedere cosa bolliva in classifica nel 1992-1993, ovvero quando IO avevo 16 anni. Ma non nelle classifiche rock, che tutto sommato se vi snocciolo qualche nome di gente che nel biennio ’92 – ’93 è uscita con un disco, vi sentite male: Depeche Mode, Genesis, REM, Nirvana, U2, Stone Temple Pilots, Guns’N'Roses, Def Leppard, Cure, Pearl Jam, Radiohead. No, proprio nelle classifiche pop. Si combatte sullo stesso terreno, insomma. 

Sicuramente anche allora c’era qualche altro insignificante personaggio alla Justin Bieber che mieteva milioni di consensi. Ma io mi ricordo soprattutto questi, che anche se purissima carnazza da classifica, mi sembrano ancora oggi incomparabilmente migliori.

Ace Of Base – “All That She Wants”

Dovevano essere la versione anni Novanta degli Abba. In realtà hanno realizzato infinitamente di meno, ma questo era un gran pezzo.

Right Said Fred – “I’m Too Sexy”

D’accordo, questa potrebbe rivaleggiare in orripilanza con una qualsiasi canzone del fanciullo Bieber; ma il video era volutamente auto-ironico, il motivetto centrale canticchiato da chiunque, e i due Fred (sono fratelli) erano tipi simpatici che non si prendevano troppo sul serio. L’ultima volta che qualcuno li ha visti, erano nel 2008 al gay pride di Vienna.

Richard Marx – “Hazard”

Mr. Marx è il campione dell’AOR, erede dei Toto e se fosse nato in Italia avrebbe dato del filo da torcere a Ramazzotti (in realtà Ramazzotti potrebbe al limite lucidargli i plettri della chitarra). Questa fu un successo specie negli States.

UB40 – “Can’t Help Falling in Love”

Classico di Elvis rifatto da questi inglesi di importazione amanti della Jamaica. 70 milioni di copie complessivi, per gli UB40. Capito Justin?

Duran Duran – “Come Undone”

Nel decennio precedente milioni di adolescenti (nel senso delle adolescenti) avrebbero voluto fargli un pigiamino di saliva, e loro incarnavano alla perfezione lo stereotipo della teen band. Ma di che pasta erano fatti i Duran Duran lo si è visto col tempo. Averne. E questo è un pezzo eccezionale.

Bryan Adams – “Please Forgive Me”

Lentazzo indovinato del rocker canadese. Il più espressivo è il cane.

4 Non Blondes – “What’s up”

Unica vera hit della band di Linda Perry, che poi ha deciso di dedicarsi solo al songwriting e lasciare il palco a qualcun altro. A Pink, ad esempio, per cui ha scritto una marea di singoli. Ma questo era davvero un gran bel pezzo.

Snap! – “Rythm is a Dancer”

L’eurodance è iniziato qui, con un gruppo tedesco e cantante di colore che decise di monopolizzare l’estate del 1992. In quel periodo, questa la passava pure Radio Maria.

http://www.youtube.com/watch?v=4cT3hQUIa6M

Spin Doctors – “Two Princes”

La più classica delle meteore: vengono, lasciano un singolone come questo, e se ne vanno.

Take That – “Pray”

Nel 1993 sostenevo fossero un gruppo di merda. Avevo assolutamente ragione. Ma nonostante tutto, qui siamo ad alcuni anni luce da Bieber. Innanzitutto perchè, sebbene coadiuvati da stuoli di autori e produttori, gran parte del materiale era farina del sacco di Gary Barlow, uno della band, quello col mascellone e che si spara meno pose degli altri. Come spesso va nella vita, quello che si fa il mazzo non è quello che guadagna di più, tant’è che a diventar veramente famoso dopo lo split della band fu un certo Robbie Williams…

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