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Un anno di Penguins: 5 cose che ho imparato

Francesco Eandi ha postato questo articolo il 28/05/2012
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Il primo post di Penguins Love To Rock è questo, il secondo quest’altro: era il 24 maggio 2011. Un anno fa. Partire con due post in una giornata – la prima – pareva il minimo. Da allora sono passati un anno e 354 altri post. Tempo di fare un bilancio, e raccontarvi qualcosa del dietro le quinte. Nulla di che, ma sono tutte cose che io avrei voluto sapere, un anno fa, e potrebbero essere di interesse per qualcuno.

E dunque, la prima cosa è questa: 

1. I blog come Penguins aspira ad essere, in Italia, scarseggiano

Parliamo di:

- Blog aventi per oggetto la musica, ma che non siano blog personali

- Blog aventi per oggetto musica… decente, a prescindere dal genere

- Blog che sono blog, non webzine, quindi non basati su recensioni / interviste / news, ma su segnalazioni sintetiche e discrezionali, mediate dall’esperienza di chi scrive più che dall’obbligo di ripubblicare l’ennesimo comunicato stampa mal scritto; o del dover dire a tutti i costi qualcosa di un disco solo perchè un’etichetta te ne ha fatto gentilmente omaggio.

- Blog che non si prendono troppo sul serio (Pitchfork e SentireAscoltare no grazie), e nello stesso tempo che siano scritti da gente che sa l’italiano e non da analfabeti di ritorno (e qui anche internet ha le sue colpe nel dilagare del fenomeno).

Su questa linea ho trovato in Italia poca roba: Junkie Pop, Non siamo di qui, Frigopop, DLSO, Metal Skunk. Non saprei dire di altri. Sul perchè ho una mia idea, ma ve la dico dopo.

2. Trovare collaboratori validi è dannatamente difficile

Questo si riallaccia all’ultima parte del post precedente. Un collaboratore valido non è uno che sa tutto di un genere specifico, ma è uno che:

- sa scrivere decentemente (la grammatica, cazzo, la grammatica; e anche la sintassi!)

- non si sbrodola addosso (la sintesi, cazzo, la sintesi!)

- sa scrivere con brio, ma in maniera naturale, senza sforzarsi di essere brillanti quando la brillantezza non è nelle sue corde

- ha capito che la collaborazione ad un blog non si costruisce sugli entusiasmi iniziali: per usare una raffinata metafora, non è come fare sesso occasionale, ma piuttosto una relazione duratura e anzi, meglio se noiosa e prevedibile: ogni tot giorni un post, grazie.

E quindi grazie ai collaboratori attuali di Penguins, che ovviamente rifuggono nativamente da tutti i pericoli sopra esposti. Ma ne servono altri!

3. La costanza è difficile, ma importante

La prima cosa che guardo di un blog è quanto tempo è passato tra un post e l’altro. Se la frequenza è dell’ordine di uno o due post al mese, tendenzialmente non inserirò quel blog nei miei feed o nei miei preferiti: significa che la curva discendente è già stata intrapresa.

Scrivere con regolarità è importante non solo in ottica di visite e SEO (e la relazione tra frequenza di aggiornamento e visite è un topos abbastanza gettonato su internet, quindi se siete interessati vi consiglio di googlare in proposito): è anche un ottimo modo per costringersi a produrre materiale a scadenze fisse, che a sua volta è un modo per imparare a scrivere stando nei limiti di tempo (al massimo un’ora per un post) e di spazio (nel senso del numero di parole del post).

Significa acquisire metodo ed efficenza, che sono due cose che vi servono sempre, non solo rispetto a un blog.

4. I social network sono importanti, ma Google di più

Facebook, Twitter, Last.fm, LinkedIn, Pinterest, Google Plus. Tutta roba importante, ma non paragonabile ai motori di ricerca in generale, e Google in particolare. A parte i primi giorni, quando il sito doveva ancora essere ben indicizzato, la quota di visite che ha origine da Google è superiore al 40%. Se si tolgono le visite dirette (13% circa) e il referral da kronic.it (il mio sito precedente, poco più del 5%), il 40% rimanente si spartisce tra Facebook (21%), Google Plus (4%) e Twitter (2%). Quel che rimane sono link che puntano al sito per scambio link con altri blog, o più spesso link a singoli post linkati per un motivo o per un altro.

Una cosa che ho imparato, è che l’efficacia con cui inserite un link su un social network migliora sensibilmente se riuscite a rendere personale il testo dello “status” che introduce il link, piuttosto che limitarsi a inserire unicamente il titolo del pezzo. Che poi questo sia fattibile senza ricorrere a sistemi di auto-posting (alla “Ping.Fm”, tanto per capirci), è un altro discorso.

5. Se vi interessano gli aspetti meramente tecnici, sappiate che WordPress funziona!

Scopro l’acqua calda, dicendo che WordPress funziona, ma è esattamente così. Venendo dal mondo Microsoft ed avendo costruito, anni fa, un CMS completamente “from scratch” con gli strumenti canonici di Microsoft (.NET e SqlServer), temevo di non riuscire ad abituarmi a un editor come Notepad++ al posto di Visual Studio, o a MySql al posto di SqlServer. E invece, nel giro di un paio di giorni avevo già creato il mio primo “WordPress theme” partendo completamente da zero.

E anche se il php può non essere il mio linguaggio preferito, è sufficientemente semplice da farsi perdonare alcune limitazioni, specie se applicato a WordPress. Il quale può non essere sempre “poetry”, dal punto di vista del codice (“Code is poetry” è il pay off che trovate in basso a destra su WordPress.org), ma ha un set di api così ricco e documentato da non avere sostanzialmente rivali.

 

…e per il resto, ne parliamo nei prossimi giorni.

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