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Marina And The Diamonds – “Electra Heart”. Non sentitevi in colpa!

Francesco Eandi ha postato questo articolo il 25/05/2012
Featured Rock + Pop Video //

Un concept album pop? Non ne capitano tutti i giorni. Eppure a leggere i commenti in rete sul secondo full-lenght di Marina Diamandis, pare che la cosa più importante sia capire se la protagonista del concept – Electra Heart è il suo nome – rappresenti l’antitesi di Marina oppure il suo alter ego. Se ci è o ci fa.

Electra Heart è la lolita del 21esimo secolo, un po’ mignotta, un po’ Marylin Monroe fuori tempo massimo, un po’ personaggio alla Madonna di “Material Girl”, un po’ casalinga disperata. Una pop star wannabe in deliziosi abitini Anni Cinquanta (l’epoca del boom americano, e poi il retrò va di moda). Attraverso di lei, Marina Diamandis stigmatizza le icone usa e getta del pop americano da classifica, e il sogno americano in generale, mai come ora zeppo di crepe e  male in arnese. Ma il sospetto è che nel dipingere la sua nemesi, se ne sia alla fine innamorata. Che tutto questo stigmatizzare mode e comportamenti abbia finito per rendere le prime e i secondi irrimediabilmente attraenti. D’altra parte, chi ha aperto il tour americano della vacuissima Kate Perry? Marina. 

E dunque, ripeto: ci è o ci fa? Risposta: ma chissenefrega. La vera domanda è: ma il disco, merita?

Rispetto a “Family Jewels” (2010) il suono si fa decisamente più elettronico, e in generale più levigato. Pronto per essere introdotto nell’airplay di massa senza nemmeno che vi sia necessità di una strofinatura sugli spigoli. Ma al di là della produzione linda e pulita, troppo asettica per la mia voglia di imperfezione, rimane la voce (Kate Bush è un paragone impegnativo, ma non totalmente improprio) e l’interpretazione; e soprattutto rimangono le canzoni.

Scrivere delle canzoni pop intelligenti non è facile – intendo scriverle che funzionino, che siano veramente pop (orecchiabili) e veramente intelligenti (cioè non scontante, non banali, e questo al di là dei testi). Eppure “Electra Heart” è esattamente questo.

A “Bubblegum Bitch” manca solo una chitarra per farne un pezzo di perfetto power pop. “Primadonna” e “Homewreker” sono singoli azzecatissimi. “Starring Role” è forse la canzone che, se opportunamente supportata dai nuovi e vecchi media, può far diventare Marina And The Diamonds un fenomeno globale (come Electra Heart, il personaggio, auspicherebbe a diventare). “Teen Idle” e “Vallery Of The Dolls” ballate perfette. Quasi nessun filler, piuttosto un paio di episodi più deboli.

Come ho letto da qualche parte, questo è il genere di disco pop che puoi ascoltare senza sentirti in colpa.

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