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Sleep – “Dopesmoker”. Un classico prende vita… ancora!

Nico Segantin ha postato questo articolo il 27/04/2012
Audio Featured Metal + Punk //

I nomi sono Al Cisneros, Matt Pike e Chris Hakuis, insieme si pronunciano Sleep. Una delle più belle realtà degli anni ’90, con vent’anni di ritardo sulla tabella di marcia. Dopo l’uscita del mai abbastanza lodato “Sleep’s Holy Mountain” (Earache Recs. 1993) i nostri si ritovano in tour con nomi come Cathedral ed Hawkwind, si fanno sospingere dall’onda lunga dello stoner/doom che, per un attimo, sembra prendere seriamente piede ed acquistare una seria rilevanza anche a livello commerciale.

Tanto che una major come la London, mancando di artisti nel campo, si arrischia a metterli sotto contratto. Scelta azzardata, se non proprio incosciente, poichè la band ha in cantiere il suo progetto più ambizioso: un unico brano dalla durata stratosferca che si aggira attorno al giro d’orologio. Decisamente troppo per la major che non sa che fare con un disco ingombrante ed anticommerciale come quello.

Prima mandano qualcuno a remixarlo, ma non ne cavano fuori nulla, e i soldi promessi (e spesi dalla band per sanare i loro debiti accumulati) e la libertà artistica finiscono giù per lo scarico e le cose giungono ad un punto di rottura. Viene rilasciato a malapena un rarissimo promo, ma poi la band si scioglie mestamente dissolvendosi in una nuvola di fumo… 

Il disco però freme per essere pubblicato, e ne esce una prima stesura per la Rise Above/Music Cartel nel 1999, in versione editata e non autorizzata, con il titolo di “Jerusalem”, viste le crescenti affinità spiritual del gruppo col vicino oriente. La Tee Pee Records lo fa invece uscire nel 2003 col titolo “Dopesmoker”: la durata è leggermente maggiore e lo stesso Cisneros avrà a dire che questa versione è probabilmente quella più vicina al loro intento iniziale. L’uscita ha un certo successo e, piccola curiosità, alcuni frammenti del brano finiscono anche nella colonna sonora di “Broken Flowers” di Jim Jarmush, regista indipendente -e grande fan del gruppo- da noi noto soprattutto per “Daunbailò” con Roberto Benigni, Tom Waits e John Lurie.

Questo fino ad oggi perchè la Southern Lord ha deciso di rendere nuovamente disponibile il lavoro, in collaborazione con Cisneros, in una nuova versione, decisamente curatissima, con un nuovo artwork di Arik Roper e masterizzata usando i nastri originali, assieme ad una versione live di “Holy Mountain” registrata dal vivo a San Francisco nel 1994. Si può quasi affermare che giustizia sia fatta per un disco ed una band fin troppo bersagliati dalla malasorte: e lunga vita postuma agli Sleep!

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