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Corrosion Of Conformity: veterani si diventa!

Nico Segantin ha postato questo articolo il 17/04/2012
Audio Featured Gallery Metal + Punk //

L’occasione di vedere i Corrosion Of Conformity, sia pure come power trio, andava colta, trattandosi dell’unica data italiana e del supporto d’eccezione fornito da due gruppi di rilievo come Zoroaster e Black Cobra.

Va detto che, sarà la crisi o magari il sito decentrato della rock’n'roll arena di Romagnano Sesia (NO), la risposta del pubblico è stata decisamente tiepida con pochi intervenuti e questo dispiace considerando il sincero entusiasmo mostrato anche dai gruppi di supporto. Zoroaster e Black Cobra si sono infatti dimostrati tra le migliori compagini viste finora quanto a gruppi d’apertura.

Gli Zoroaster avvolgono i rari intervenuti con il loro suono plumbeo e nebbioso, forti di un batterista assolutamente veemente e solido, e paiono assolutamente incuranti del fatto che stanno suonando di fronte ad un pubblico misero nel numero. Obiettivamente meriterebbero ben altre attenzioni, esattamente come i successivi Black Cobra che, pur essendo un semplice duo batteria-chitarra (e non si pensi nemmeno per un istante ai dispersi White Stripes!), tengono il palco egeregiamente, con un’energia ed un trasporto invidiabili, senza mai lasciar trasparire l’assenza almeno di un bassista, rivelandosi un ottimo traino per gli headliners della serata.

I tre non si fanno attendere e, a dispetto degli anni passati, dell’assenza di Keenan e di tutte le altre voci che li inseguono, si può affermare che siano effettivamente in grado di sorreggere sulle loro spalle un concerto sebbene privi di un elemento. Ovviamente per chi li ha seguiti soprattutto nel periodo di maggior successo “Deliverance”/”Wiseblood” il concerto di stasera può apparire deludente: la scaletta è infatti principalmente incentrata sull’ultimo lavoro e sui lavori maggiormente datati ed è la sola “Deliverance” a fare da testimone di quel periodo.

Eppure loro ci sono, c’è quel fantastico suono di chitarra di Weatherman (sempre più somigliante al grande Lebowski), ed i loro fan non possono che giorire nel rivedere Mullin dietro la batteria, o Mike Dean con le sue movenze da gnomo. Non che non ci siano state delle pecche, come lo stesso Dean che riesce a fatica a centrare il microfono, così che la sua voce gracchiante finisce per andare e venire, Mullin che prende qualche svarione di troppo o la durata un po’ risicata del concerto senza bis. L’impressione generale che se ne ricava però è che l’antico spirito che animava i tre sia ancora vivo e pulsante sotto la cenere degli anni, nonostante tutto e tutti, il conformismo è ancora a rischio corrosione!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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