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La musica ai tempi del downloading

Nico Segantin ha postato questo articolo il 26/03/2012
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E’ già trascorso qualche tempo dalla dipartita di Steve Jobs, ma la sua immagine è ancora onnipresente, nelle librerie come nell’immaginario globale. Lungi da me disquisire sull’opera del magnate americano nel suo campo principe, ovverosia l’informatica; il punto però è che è stato tale e tanto l’impatto dei suoi prodotti sul mercato, che questo si è fatto sentire anche in altri campi, quali ad esempio la musica. Ed essendo questo un blog che di musica tratta, mi sento di fare l’avvocato del diavolo, e dire che l’influenza dei prodotti Apple sul modo di fruire della musica è stato almeno discutibile.

Oggi l’iPod è diventato ilmezzo principe per l’ascolto della musica da parte delle nuove generazioni. Prima era battaglia tra sostenitori dell’ analogico/vinile (comunque in ripresa e l’unico vero suppoto per collezionisti) e digitale/compact disc; adesso pare proprio che il dowloading stia per soppiantare ogni altro supporto fonografico, con conseguenze potenzialmente disatrose. 

Dischi completamente smembrati e decontestualizzati, privati di contenuti ulteriori fondamentali come copertine solide, testi, informazioni ed anche ringraziamenti (ero uno di quelli che spulciava quasi sempre le suddette liste), ragazzi che ignorano completamente o quasi il contesto nel quale si muovevano i gruppi che stanno ascoltando (nel fortunato caso in cui stiano ascoltando qualcosa di storicamente rilevante), oppure il messaggio che si proponevano di lanciare, per tacere della scarsa qualità che qualche volta affligge gli mp3 scaricati, donando loro un suono triste e appiattito, diverso dagli originali intendimenti degli artisti.

Tutto questo porta senz’altro ad un progressivo imbarbarimento e ad una sorta di appassimento di quasiasi cosa ruoti attorno ad un gruppo che non sia il brano stesso che andiamo a scaricare. Tutto viene trattato spesso con una superficialità francamente avvilente.

Demonizzare il mezzo però è sicuramente sbagliato.

Il downloading ha sicuramente alcuni aspetti positivi riconducibili al fatto che possa fungere da memoria storica nei confronti di tutti quei dischi assolutamente rilevanti ma introvabili, vuoi per assenza di ristampe o per il fallimento dell’etichetta discografica che li aveva fatti uscire.

Azzera i tempi di attesa legati alla ricerca ed alla spedizione.

Riduce anche lo spazio materiale che i dischi occupano (anche se si tratta di uno spazio ben utilizzato: le case oggigiorno spesso tracimano dalla quantità di cose stipate al loro interno) e li rende disponibili con facilità pressoché ovunque.

Soprattutto consente, in alcuni casi, di sostenere direttamente l’artista facendo in modo che i soldi che versiamo finiscano in massima parte nelle tasche degli artisti stessi, aggirando mille intermediari che ci marciano sopra, come succede in altri campi (vedasi l’agricoltura, per esempio).

Tra i siti di downloading legale sta prendendo piede Bandcamp.com, sito che ha come slogan: Discover new music and directly support the artists who make it, più chiaro di così… Il bello di Bandcamp però è che, oltre ad artisti affermati, anche alcune etichette cominciano ad usufruirne con canali dedicati (in campo estremo, tra le altre, Relapse e Candlelight), ed è potenzialmente anche una risorsa utilissima per le nuove proposte. Rispetto all’abituale Myspace, infatti c’è in più la possibiltà di rendere disponibili i brani per essere scaricati, gratuitamente o meno, e questo rappresenta un bel passo avanti.

Nonostante i demo (in cassetta e poi in CD) che venivano spediti a domicilio, profumino ancora di passione e poesia, anche la via moderna alla scoperta dei gruppi emergenti rivela un certo fascino.

Il downloading è un mezzo interessante, comodo ed affascinante. Occorre però farne un uso appropriato ed intelligente, rispettando soprattutto l’opera, l’impegno ed il lavoro di chi sta dietro ad un brano (sarebbe meglio un disco) da scaricare.

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