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Corrosion Of Conformity: siamo rimasti in tre!

Nico Segantin ha postato questo articolo il 09/03/2012
Audio Featured Metal + Punk //

A sette (!) anni di distanza dal precedente “In The Hands Of God” era lecito chiedersi cosa ne sarebbe stato dei paladini del crossover Corrosion Of Conformity. E la risposta sta tutta nel nuovo disco che porta il loro stesso nome. Sono tornati in tre, orfani (momentanemente?) di Pepper Keenan, provato personalmente dalla disgrazia dell’uragano Katrina e legato professionalmente dai suoi impegni con i Down. Tuttavia la notizia maggiormente rilevante all’indomani della loro uscita discografica non è tanto l’assenza di Keenan quanto il ritorno di Reed Mullin dietro le pelli, dopo che il batterista ha risolto i problemi alla schiena che lo avevano costretto a lasciare in passato. L’esperimento col session man di provenienza jazzistica (impossibile ricordarne il nome) nel disco precedente aveva appesantinto non poco la loro proposta, impastando un po’ troppo il suono.

Oggi si ripresentano freschi e rinvigoriti (nonostante le facce…) come trio e questo ritorno alle origini (la formazione è la stessa di “Animosity” del 1985) francamente giova al loro suono, che ritrova la carica necessaria. Non che siano tornati al primordiale suono hardcore, tuttavia ascoltando brani come “Leeches”  è chiaro che l’adrenalina sia tornata in circolo. Chiaramente poi la folgorazione sulla via di Damasco del fondamentale “Deliverance” (1994), che li fece sterzare clamorosamente in direzione dei Black Sabbath, rimane tutta ed è chiaramente avvertibile in brani come “The Doom” e nell’atmosfera del disco intero, così come la loro sapienza nel creare riffs solidi e ruvidi, con chitarre piene e settantiane e sensazioni proprie dell’ hard rock più genuino e viscerale. Esattamente come sono loro. Bentornati!

http://www.youtube.com/watch?v=h71Z83wg62k

http://www.youtube.com/watch?v=88KAkcaqg6o

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