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C’erano una volta i Litfiba: anni Ottanta, a Firenze, con i Diaframma…

Nico Segantin ha postato questo articolo il 05/03/2012
Audio Featured Rock + Pop //

Litfiba anni Ottanta. Pelù is soooooo dark!

C’è stato un momento precedente a quanto alludono gli Elio E Le Storie Tese nel loro brano, esplicitamente evocativo, “Litfiba Tornate insieme”. C’è stato un momento nel quale i Litfiba erano molto più di Renzulli e di Pelù. C’è stato un momento nel quale la creatività e la giovinezza del gruppo toscano erano qualcosa di fulgido e pionieristico.

Il luogo è Firenze e il periodo è quello dei primi anni ’80,  c’è una strana atmosfera nel mondo musicale e non: la furia iconoclasta del punk più distruttivo e nichilista del 1977 ha lasciato una sorta di vuoto dopo il suo frastornante boato, vuoto che andava colmato con qualcosa: alcuni scelsero la via della consapevolezza dei propri desideri, il movimento hardcore che ribalterà di fatto il “non so quello che voglio, ma so come ottenerlo” di rotteniana memoria attraverso una rinnovata veemenza musicale ed un antagonismo ideologico finalmente più maturo, e quelli che, invece, rivolsero lo sguardo verso la loro interiorità di persone, la cosiddetta new wave, che prediligeva una visione più sensibile e conscia dell’impossibilità di realizzare certi ideali. 

In questo momento una delle più importanti realtà alternative italiane prende piede: la nascita di una versione italiana della lezione che arriva da oltremanica, ma che, una volta tanto, non è semplicemente derivativa, ma aggiunge qualcosa a quello che certe band come Wire, Stranglers o New Order avevano detto fino ad allora. Particolarmente due gruppi finiscono per emergere: Diaframma e Litfiba, entrambi di Firenze. Il primo gruppo ha forse un suono più consapevolmente freddo e tagliente, il secondo invece è in grado di far emergere una certa mediterraneità contestualizzata nella sua proposta musicale. Sembra strano ma, ironicamente, uno dei loro primi lavori fu proprio musicare l’Eneide per conto di un gruppo tetrale.

Detto questo, i nostri muovono i primi passi in un ambiente assolutamente fervente e ricettivo, tanto che, quasi parallelamente alla loro nascita, vedrà la luce anche l’ I.R.A. (Immortal Rock Alliance) una tra le più importanti etichette indipendenti italiane che curò le loro prime uscite sulla lunga distanza, come pure il bellissimo “Siberia”, esordio dei Diaframma.

La cosiddetta “triolgia del potere” è il trittico di dischi con i quali i Litfiba imposero il loro stile nel panorama new wave nazionale e non solo.

Il primo e fondamentale passo in tal senso fu il loro esordio “Desaparecido” del 1985: il disco ci regala un gruppo pieno di entusiasmo e voglia di fare che mette in musica una personale espressività difficilmente riscontrabile altrove, e canzoni come “Eroe Nel Vento”, “Tziganata”, “Lulù e Marlene” diventano classici istantanei per tutti i loro sostenitori. E poi episodi come “Istambul”, con una intro parlata in arabo, “Pioggia Di Luce” o “Guerra” nei quali le loro visioni prendono ulteriormente vita attraverso testi poetici al limite del naif, chitarre taglienti, sapienti innesti tastieristici (ad opera di Antonio Aiazzi) e il basso portante di Gianni Maroccolo.

Proprio la figura di Maroccolo si rivelerà fondamentale nel futuro del gruppo che gioca una carta pericolosa come quella di un doppio LP (era quello il periodo del vinile!) in occasione della loro seconda uscita discografica “17 Re” (1986). Il bassista cura maniacalmente gli arrangiamenti di un disco destinato a diventare la vera testimonianza del peso del gruppo in termini compositivi e inventivi. Un disco lungo e difficile ma in grado di regalare più di una soddisfazione a chi si concede il tempo necessario per assimilarlo e farlo proprio. Rimangono i testi romantici e quasi ingenui (“Univers”, “Re Del Silenzio”, “Resta”, “Come Un Dio” con quel suo “trallallero-la”), le contaminazioni franco-latine (“Cafè Mexcal E Rosita”, “Pierrot E La Luna”) e poi, nella famosa quarta facciata, oltre alla sperimentazione musicale, la critica sociale (“Oro Nero”, “Gira Nel Mio Cerchio”, “Ferito”). Memorabile anche la genuina testimonianza live successiva “12/05/1987 Aprite I Vostri Occhi”, con una bella versione di “Luna”.

Gianni Maroccolo con Giovanni Lindo Ferretti e Giorgio Canali. Dopo i Litfiba ha seguito tutto il cammino di Ferretti dai CCCP ai CSI e poi ai PGR.

“Litfiba 3” del 1988 è il classico disco di passaggio che segna anche la trasformazione di stile del gruppo, oltre che nel cantato di Pelù che diventa molto più simile a quanto conosciuto ai giorni nostri (si noti “Paname” dove si ritorna a citare la Francia). Renzulli entra in contrasto artistico con Maroccolo, imponendo una visione più schiettamente rock, come in “Amigo” e “Tex” (che comunque appare in una versione molto più algida rispetto a quanto siamo abituati). In compenso non mancano momenti molto alti come “Peste”, “Bambino”, “Ci Sei Solo Tu” o “Louisiana”, contro la pena di morte, e “Santiago”, critica esplicita alle connivenze tra la chiesa ed il regime cileno di Pinochet.

Terminato questo disco il gruppo deve fronteggiare insanabili  dissidi interni, oltre alla tragedia della dipartita del batterista Ringo De Palma, dopo che, come Maroccolo, era passato ai CCCP, incidendo “Epica Etica Etnica Pathos” (1990). Il gruppo, come lo si conosceva fino a quel momento, cessa di esistere ed il suo epitaffio, non troppo degno, sarà “Pirata”,  disco dal vivo con sovraincisioni, del 1989 dove si intuisce chiaramente quale sarà la direzione futura definita da un brano inedito come “Cangaceiro” e dall’inserimento di percussioni di stampo latino.

Nella speranza che questa disserzione serva a rinfrescare la memoria su uno dei gruppi cardine del rock in Italia e a confrontarla con una produzione successiva non sempre all’altezza (anzi, quasi mai, nonostante l’enormità del successo ottenuto…), ecco alcuni brani tratti dalla loro prima produzione…

http://www.youtube.com/watch?v=xvnaltdh07I

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