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Negazione, live in Cigliano 29/06/1989. Il mio primo concerto.

Nico Segantin ha postato questo articolo il 16/02/2012
Featured Metal + Punk //

Nell’anno di grazia 1989, quello della caduta del muro,  sono appena finite le scuole e siamo circa a metà giugno e tu cammini stancamente per le strade di una città ancora più stanca quando ad un certo punto un manifesto in bianco e nero ti colpisce peggio di un pugno allo stomaco. Un semplice  manifesto in bianco e nero tanto basta per metterti in subbuglio. I Negazione suoneranno a circa 35 Km di distanza alla fine del mese!

Le superiori ti hanno appena cambiato la vita, una sorta di mondo nuovo ti si è spalancato davanti, ma ad essere onesti, era difficile inserirsi: c’erano ancora molte, troppe distanze da abbattere, tutto aveva addosso quell’alone di mistero che internet non aveva ancora contribuito azzerare.

Pochi mesi dopo il passaggio dalle medie hai già tra le mani una manciata di cassette con musica rabbiosa al loro interno ma, al contempo, anche sincera e genuina, molto più di quella che sembra andare per la maggiore, sulle radio, in televisione. E da allora è una gran rincorsa a quel mondo diverso e “nascosto”, per molti versi osteggiato dai più, magari a torto, magari a ragione. Ma la musica dipende dall’interpretazione che tu ne dai, così come i testi, gli atteggiamenti e qualsiasi altra cosa che gli ruoti attorno. Quando si dice ragionare con la propria testa. Se lo fai ti rendi conto che al di sotto, tra le righe, oltre ai pregiudizi, ci sono passione e trasporto, propositività e sensibilità.

Tutto questo mi fu ancora più chiaro entrando in contatto coi Negazione. Reperii l’indirizzo di Marco Mathieu (basso) sulla rivista HM, una delle poche fonti di informazione ed interscambio sotterraneo a livello nazionale. Ovviamente nella mia provincia non si trovavano i loro dischi ed in qualche modo si doveva fare. 

Per la verità avevo trovato, per miracolo, una copia in picture disc (!!!) di “Little Dreamer” su un catalogo per corrispondenza, e va bene, ma mancava “Lo spirito continua”! E i singoli? Dovevo provare a scrivergli!  Marco mi rispose (!) che i dischi potevo sempre prenderli direttamente tramite loro e così feci. Ma mi sembrava incredibile corrispondere direttamente con loro, mi immaginavo, come ogni buon adolescente, che avessero ben altro da fare ed in effetti ce l’avevano, ma, sia lui che Guido “Zazzo” (voce), trovarono sempre il tempo di rispondere alle mie lettere e questo fa sì che a distanza di anni occupino un posto specialissimo nei miei ricordi.

Ma torniamo al concerto: come andare fino a Cigliano senza patente? E qui succede l’incredibile: niente di meno che mia madre, di lì a qualche giorno, vede il medesimo cartellone lungo le strade… “Negazione… ma non sono quelli che ti scrivono?” ed io: “Si ma lascia perdere, non conosco nessuno che ci vada e quindi  niente di fatto…” ,“No, scherzi… ma ci DEVI andare!”, “Come?”, “Ti ci porto io!… Mi prendo un libro e ti aspetto fuori!”.

Era una soluzione forse un po’ da sfigati, ma li vidi! Ancora adesso non so chi fu più matto fra me e la mia genitrice, se io ad accettare o lei a propormelo. Ero una sorta di esordiente totale di fantozziana memoria, non avevo idea di cosa un concerto del genere comportasse, non sapevo nemmeno dove fosse il posto, non conoscevo nessuno, era la mia prima volta ad un concerto!

La serata dell’evento il mio umore era un misto tra lo spaventato, lo scoraggiato e l’esaltato all’ennesima potenza. Penso di aver passato le due settimane che mi dividevano dal concerto a consumare i loro vinili. E poi eccomi là alla discoteca 2 di Cigliano. L’idea era quella di far esibire anche degli skaters su mini rampa all’interno del locale (sul manifesto c’era la foto di Saverio “iena” Sgaramella col suo skate, più tardi avrebbe fondato i Woptime e i Concrete Block, per chi conosce la scena HC torinese…) lateralmente al concerto.

L’atmosfera era amichevole e mi sentii decisamente a mio agio. Finchè il concerto iniziò e fu il delirio! Maldestramente mi posizionai vicino ad una cassa, il che fece sì che le mie orecchie fischiarono ininterrottamente per i tre giorni successivi. I ragazzi pogavano, urlavano, facevano stage diving usando il sottoscritto come rampa per salire sul palco (finchè ad un certo punto, stremato, tirai fuori i gomiti…).

Lassù però c’era della magia allo stato puro… uno dietro l’altro vennero eseguite tutte le mie canzoni preferite, compreso il mio inno adolescenziale “Niente”. Salì sul palco persino quella che all’epoca ritenni essere una specie di mascotte: Mauro “MGZ” Guazzotti con un improponibile costumino intero rosso con tanto di coda che venne regolarmente rubata (e poi, dietro pressante richiesta, restituita) da qualcuno del pubblico! A quel punto però ero assolutamente catturato dall’atmosfera del concerto, una cosa che non mi avrebbe mai più abbandonato per il resto della mia esistenza.

Il mondo stava irrimediabilmente cambiando. Loro partirono poi per l’Olanda per registrare il loro ultimo lavoro in studio, “100%” del 1990, ma a vent’anni dal loro scioglimento non finirò mai di ringraziarli abbastanza per tutto quello che hanno significato e continuano a significare per tutti quelli che, ancora oggi, ascoltano i loro dischi.

L’anno scorso è mancato il loro batterista storico Fabrizio Fiegl e anche in quel momento tristissimo non ho potuto dimenticare quanto loro abbiano significato per tutto il movimento italiano. Il loro nome andrebbe inciso a caratteri cubitali da qualche parte a Torino o chissà dove; per ora è inciso solo nella memoria e nello spirito che, come loro stessi ci insegnano, continua! Sempre.

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