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Un’intervista a Capovilla, ovvero: rockstar mancate e giornalisti ancora di più

Francesco Eandi ha postato questo articolo il 11/02/2012
Featured Miscellanea Rock + Pop Video //
Il Teatro degli Orrori

Attenzione a quello che chiedete: Capovilla è pronto a spararvi.

La recente intervista di SentireAscoltare al Teatro degli Orrori è un divertente siparietto che evidenzia bene certe tendenze in voga sia al di qua (chi scrive di musica) che al di là (chi fa musica) della barricata.

SentireAscoltare è una rivista / webzine di quelle pese: è un po’ la Pitchfork italiana, tra loro e OndaRock è tutto un fiorire di articoli mortalmente lunghi e (sembra) scritti da gente così incredibilmente competente. Insomma, il tipo di materiale che vi sorbite volentieri per quei tre quattro gruppi al top del top delle vostre preferenze, e di cui comprereste pure la proverbiale compilation di rutti registrata dal batterista ubriaco, ma per tutti gli altri – non c’è qualcosa di più sintetico please?

SentireAscoltare ha recensito l’ultimo lavoro del Teatro degli Orrori nell’equivalente web di quattro agili cartelle, ovvero 1.984 parole, 13.052 caratteri. Argomentando, ponderando, sviscerando, supponendo e dipanando, per dire che, beh, il disco non è male, ma rispetto alle ambizioni che manifesta è riuscito solo a metà.

Poi hanno pensato di intervistare Capovilla, cantante di One Dimensional Man e Teatro suddetto. Più che le risposte, sono le domande:

L’argomento del concept è ostico da affrontare, ma la scelta multiprospettica è interessante. Mi è sembrato di notare che per supportare una tale scelta, abbiate dovuto spingere sul lato performativo e teatrale. Sbaglio?

(Capovilla si interroga tra sè su cosa sia un lato performativo e dice che non capisce la domanda).

Parlando dei testi, ho trovato ottima l’intenzione della narrazione multiprospettica, meno la realizzazione. Mi spiego [e qui dieci minuti di spiegazione, ndF]  …in cui mi sembra che la comunicatività sia più piana e troppo comoda e diretta per chi ascolta…

(Capovilla al secondo incedere della multiprospetticità dice che l’intervistatore non ha capito un cazzo).

So che è strano parlarne oggi, in tempi di disgregazione dell’ “industria discografica” tradizionale e di rivolgimenti nelle impalcature della comunicazione tutta, ma mi tocca chiedervelo. Com’è il rapporto col mainstream?

(Capovilla sulle impalcature della comunicazione suggerisce di iniziare un rapporto con un dizionario di italiano)

Credete ad una sorta di potere pedagogico della musica?

(Capovilla coglie al balzo l’occasione per dire che dopo questa intervista non ci crede più).

Ora, Pierpaolo Capovilla non dev’essere un tipo semplice da trattare: dà l’impressione di uno che ha un’altissima considerazione di sè e perennemente sul punto di citarti un sonetto di Majakovskij o qualche altro sconosciuto poeta sovietico degli anni Venti. Nello stesso tempo non pare un tipo eccessivamente spocchioso: diversamente non si sarebbe fatto riprendere mentre svolge il suo routinario lavoro di cameriere in un locale di Venezia (video sotto).

Certo, a leggere l’intervista passa per uno insofferente alle critiche, e magari è esattamente così; ma il problema qui sta soprattutto dall’altra parte della barricata, nel come son poste le domande, e di come sembrino fatte per il piacere di farle più che per quello di sentire le risposte. Montanelli, ancora una volta, aveva ragione: scrivere è farsi capire da tutti. E se valeva per lui, figurarsi per noi imbrattatori di carta digitale.

Fossifigo – Il Teatro degli Orrori 1/2 from prontialpeggio on Vimeo.

Fossifigo: Il Teatro degli Orrori 2/2 from prontialpeggio on Vimeo.

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