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Quando per bloggare si andava su Splinder

Margot Del Rei ha postato questo articolo il 09/02/2012
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Splinder

La pagina di Facebook dedicata a Splinder conta più di 800 anime, e negli ultimi giorni si respirava un’aria depressa che non ti dico: il 31 gennaio quella che è stata la più grande piattaforma di blogging europea – e, soprattutto, italiana – ha chiuso i battenti.

Eppure all’inizio degli anni Duemila chiunque in Italia volesse aprire un blog aveva in Splinder quasi una scelta obbligata. Se la 500 è stata la macchina che ha motorizzato l’Italia, Splinder è stata la piattaforma che ha portato gli italiani internettari a trasformarsi in produttori di contenuti sul web, e quindi ad essere parte in causa del cosiddetto web 2.0. C’è un po’ di fuffa in queste definizioni, ma nemmeno tanta. E poi la fuffa sta bene nel cloud. 

Nel 2006 Splinder venne venduto dai fondatori a Dada: poi la concorrenza di WordPress e Blogger (che è la piattaforma di blogging di Google), la tecnologia web sempre in evoluzione a cui star dietro, i social network… tutti questi fattori determinarono un calo di presenze e di attività nella community, e se su una piattaforma di blogging la community non tira più, beh, è finita.

Marco Palombi, uno dei fondatori, ricorda:

La storia di Splinder e’ affascinante nella sua normalita’ e allo stesso tempo completamente improbabile. Normale perche’ e’ ormai parte della mia vita e di quella di un gruppo di persone che hanno condiviso l’idea: non credo che nessuno di noi possa immaginarsi una vita senza aver vissuto Splinder. Improbabile, perche’ nessuno avrebbe potuto prevedere che quel progetto dal nome vivo avrebbe cambiato la vita a tante persone.

Qui c’è una bella sua intervista: a sentirlo parlare mi sono venute in mente certe storie da Silicon Valley, di quelle che ti fanno venir voglia di chiuderti in un garage fin che non fondi Facebook.

O Splinder, perchè no.

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