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Io, Vasco e i 60 anni

Francesco Eandi ha postato questo articolo il 08/02/2012
Featured Rock + Pop Video //

Mi spiace, ma la nuda verità è che in questo post non si parla di Vasco Rossi

Nel 1993 saran successe sicuramente un sacco di cose. Io però me ne ricordo due.

La prima era che eravamo in piena tangentopoli, e con grande eccitazione seguivo al telegiornale le vicende di politici e industriali ammanettati e portati via ancora con la mazzetta calda in saccoccia, con la precisa sensazione che stesse accadendo qualcosa di storico. Più o meno la stessa sensazione che mi comunicava vedere “La Notte della Repubblica” di Sergio Zavoli (20 puntate sulla RAI e tutta la storia degli anni di piombo) – ma quella parlava di fatti accaduti anni prima, quando non ero ancora nato o ero troppo piccolo. Questa invece era la storia, hic et nunc!

La seconda è il concerto degli U2. Ho scoperto per davvero gli U2 con “Achtung Baby”, tardi rispetto a quelli che “dopo War si sono rovinati”, ma tant’è. Disco spettacolare, il vecchio Achtung. Quando sentii per la prima volta “The Fly”, quei suoni filtrati, il falsetto di Bono, la chitarra distorta, me ne innamorai. Non perdutamente (come, che so, i Pink Floyd qualche anno prima, oppure i Cure qualche anno dopo), ma razionalmente. Così quando gli U2 vennero, il 12 luglio 1993, di supporto sia a quel discone che al successivo “Zooropa” (registrato e uscito in pieno tour) , e vennero proprio a Torino, allo Stadio Delle Alpi… io ero lì ad aspettarli, alle 9 del mattino, a fare quei bivacchi impossibili che giusto a quell’età uno può pensare di smazzarsi. Per di più a luglio, un caldo della madonna.

Di quel concerto, che sicuramente sarà stato bellissimo, perchè di tutto si può dire sugli U2 ma non che non sappiano mettere in piedi uno spettacolo live degno del salato costo del salato biglietto, mi ricordo soprattutto i dettagli, e nella fattispecie la trafila dei gruppi di supporto. Quelli che in un evento del genere la gente fischia, non considera o sfanculeggia in attesa del nome per cui ha pagato.

I primi in realtà non erano un gruppo, ma un gruppo di danzatori vestiti con degli enormi mascheroni tipo Isola di Pasqua che si dimenavano sul palco e in mezzo al pubblico. Non ho la più pallida idea di chi fossero e tutto sommato è giusto non smuoverli dall’oblio.

Poi c’era un italiano, con un bell’accento emiliano, col capello lungo come già cominciava a usarsi pochino, e che in vita sua doveva aver visto troppi concerti di Springsteen e di Bryan Adams; e che cantava un po’ affettato, con la voce roca come certi DJ alla radio, e faceva certe canzoni rock quadrate e senza infamia e senza lode, almeno così mi parve. Non aveva un gran repertorio perchè era al primo disco, ma il singolo era andato bene e probabilmente per quel motivo si trovava lì, ad aprire per gli U2 (oppure era parente di Bono, ma pareva difficile pensare a un albero genealogico sufficientemente ampio da avere un ramo a Dublino e uno a Correggio). Quel tipo si chiamava Luciano Ligabue.

E poi c’era un gruppo che mi sembrò terribile, per la verità non facilitato da alcuni problemi audio, dal fatto che il 99% dei presenti non sapeva chi diamine fossero, dalla stanchezza di chi era lì dalle 9 del mattino, dal calore, dalla carenza di acqua, di birra fresca, di birra anche calda ma ad un prezzo decente e di cessi. Chi sono questi? Come hai detto che si chiamano? Nemo? Nemofish? Aaaah… An Emotional Fish! Ma che nome del c…

Il cantante degli AEF. Amava simulare attacchi cardiaci sul palco.

Gli An Emotional Fish erano un dignitoso gruppo rock irlandese, di Dublino, come gli U2, e incidevano per la stessa etichetta. Fecero tre dischi, poi sparirono nel nulla, si sciolsero, i componenti diedero vita a progetti paralleli e sparsero il sale sulla loro carriera assieme. Di fatto già ai tempi d’oro in cui aprivano per gli U2, fuori dall’Irlanda non se li filava nessuno; meno, per un brevissimo periodo, che in Italia. Perchè?

Anche dell’esibizione dei ‘Fish, alla fine, ricordo dei dettagli. Il primo riguardava uno splendido siparietto comico involontario ad opera del loro chitarrista. Nel mezzo di un assolo evidentemente molto eccitante, il ragazzo prende a saltare in equilibrio su una gamba sola, sempre suonando (come solo Angus Young sa veramente fare), e muovendosi ora avanti e ora indietro, ad un certo punto inciampa in un amplificatore e rovina brutalmente a terra sparendo d’improvviso dagli occhi degli astanti.

Il brano si chiude di mestiere (tanto nessuno ne conosceva il seguito), ma al pezzo successivo brusii di attenzione serpeggiano nel pubblico. Ma questa la conosco! Ma questa l’ho già sentita! Ma è loro? Ma non è possibile, questo è un pezzo di Vasco, questa è “Gli spari sopra” di Vasco! Ma guarda che paraculi questi, per ingraziarsi il pubblico italiano fanno una cover di Vasco Rossi! Ma almeno potevano cantarla in italiano! Eh già, poi con l’accento inglese sembrava Rocky Roberts che canta Stasera mi butto. 

Naturalmente era il contrario: “Gli spari sopra” è la cover di “Celebrate” degli An Emotional Fish. Una bella cover, anche. Forse persino migliorativa rispetto all’originale, cosa che non capita sovente con le cover.

E questo – il concerto, la fila dalle 9 del mattino, il caldo, Ligabue, il chitarrista che inciampa – questo è anche il mio ricordo principale su Vasco; de relato, e molto alla lontana, ma altri non ne avevo. Perchè Vasco per me è Alba Chiara da strimpellare quando si prende una chitarra in mano, è una musicassetta registrata da 120 minuti con Fronte del Palco, e insomma, poca roba. Ma quel poco mi piace, il personaggio mi è simpatico, ed è più di quanto possa dire della maggior parte dei cantanti nostrani, e quindi in ogni caso buon compleanno: intitolare un disco “Eh.. già” è uno stimabile, piccolo capolavoro di perfetta sintesi della tua poetica.

Con Vasco c’entra niente, ma forse lo ricorderete: quel luglio del ’93 si chiuse con tre grossi eventi: Gabriele Cagliari, ex presidente dell’ENI, e Raoul Gardini, presidente della Montedison, si ammazzarono, e la Democrazia Cristiana si sciolse dopo quarant’anni ininterrotti di governo. Roba storica, ve lo dicevo.

 

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