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Barnaba Ponchielli

Gente che ne sa #2: il 2011 di Barnaba Ponchielli

Barnaba Ponchielli ha postato questo articolo il 28/01/2012
Audio Featured Rock + Pop Video //

E’ stato per 10 anni la guida della Musica dell’intero network Zero (Milano, Bologna, Firenze, Torino, Roma e non solo), poi se n’è andato, gli ha fatto causa e ha vinto. Magra consolazione. Ha collaborato con Rolling Stone, Vogue, Vice, Blow Up, Rumore, D, Sette, Rockit, Jam, Series, University Box, As You Are, Women e altri. In pratica rimane fuori giusto Cucina Italiana e Quattroruote, ma potrebbe essere solo questione di tempo. Ha anche una piccola etichetta discografica,  Sangue DiskenAnche a Barnaba abbiamo chiesto di indicarci le sue 10 canzoni del 2011, dopo che ci siamo divertiti come matti a farlo noi. (Francesco)

#1. Manetti! “Trainspotting” (dall’omonimo album uscito per Sangue Disken)

Apre un gran disco (ed è il loro prossimo singolo) fatto di gran belle canzoni, che sanno di nostalgia e di lago, di anni novanta e di provincia. Perfette e contagiose, proprio come questa.

#2. Middle Class Rut “Thought I Was” (dall’album “No Name No Color”)

Sicuramente una delle tracce più violente e potenti di un disco bellissimo che nessuno si è filato dalle nostre parti. In due questi qua sanno spaccare come un tempo solo gli At The Drive In in cinque!

#3. Culprate “Orange Sunrise, Sunset” (dall’album d’esordio “Colours”)

Riuscire ad aprire il proprio disco d’esordio con una traccia strumentale elettronica di 9 minuti senza annoiare ma anzi esaltando l’ascoltatore non è da tutti, soprattutto se a farlo è il legittimo erede di Apparat in chiave dubstep. Complimenti, John Hislop!

Culprate – Orange(Sunrise, Sunset) by Gradient Audio

#4. Okkervil River “Piratess” (dall’album “I am very far”)

Non si erano mai sentiti gli Okkervill così sensuali e funky e quasi r&b, pur mantenendo il loro estro melodico, l’ispirazione e la connessione con la tradizione americana sempre vivi. Soul e folk a braccetto?

#5. Dente “Giudizio Universatile” (dall’album “Io tra di noi”)

Uno dei pezzi più sorprendenti di un disco sorprendente. Una canzone che sembra uscita da un film italiano anni settanta, archi compresi: pantaloni a zampa, colori psichedelici, occhialino da sole, funk e una melodia che da dipendenza.

#6. Gazebo Penguins “Senza di te” (dall’album “Legna”)

Inno di un disco che mena legnate ed emozioni come pochi hanno saputo fare, grazie all’ospite Jacopo Lietti ma soprattutto a quelle mine che sono Sollo, Capra e Piter a suonare.

#7. Wu Lyf “L Y F” (dall’album “Go tell fire to the mountains”)

Una delle sorprese assolute del 2011, ogni traccia di questo disco è emozione pura, difficile sceglierne una che lo rappresenti. Sin dal pezzo d’apertura però si è invasi nel cuore dalle melodie e dal vociare raschiato e incomprensibile di Ellery James Roberts, da Manchester.

#8. Deafhaven “Violet” (dall’album “Roads to Judah”)

Dodici minuti che partono dai Mogwai per arrivare al black metal ma senza essere scuri e opprimenti, un tour de force emotivo per una band che sa come far iniziare il proprio disco d’esordio col botto.

#9. Architecture In Helsinki “Contact High” (dall’album “Moment Bends”)

Un disco e un gruppo che fanno dubitare della propria identità sessuale tanto sanno essere sensuali e ambigui, affascinanti e ammiccanti: qui c’è pop, elettronica, sorrisi, sensualità e una melodia splendida che ricorda i perfetti e mai dimenticati Postal Service

#10. Mi Ami “Dolphins” (dall’EP “Dolphins”)

Da furia post funk-punk a duo electro pop psichedelico senza perdere un’oncia di follia e ispirazione. Nove minuti psichedelici e lisergici, che ti cullano in un incubo favoloso, sorretti dallo vociare scomposto e schizzato di Daniel Martin-McCormick: da amare o odiare, nessuna via di mezzo!

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