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Sopa e Pipa: la morte di internet e il silenzio assordante degli artisti

Nicolò Mulas ha postato questo articolo il 26/01/2012
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Copyright e web sono sempre stati due acerrimi nemici, e questo lo sanno bene tutti gli artisti fighetti di oggi (e gran parte di quelli di ieri), che vedono nella rete non un’opportunità di maggiore pubblicità, ma una causa di mancati guadagni. Ma cosa sono SOPA e PIPA e perché fanno tanta paura?

 S.O.P.A. è l’acronimo di Stop Online Piracy Act e si tratta di una proposta di legge antipirateria che “prevede che i titolari dei diritti lesi possano agire per vie legali non solo nei confronti di chi abbia materialmente commesso la violazione, ma anche nei confronti dei siti e dei portali che ospitano i contenuti in violazione di copyright”. Il blocco dei siti agirebbe a livello di DNS, come già succede in Iran, Siria e Cina. Essa infatti ostacola l’implementazione del DNSSEC, che migliora il sistema DNS mirando a tutelare la sicurezza degli utenti di Internet.

P.I.P.A. sta invece per Protect IP Act.  Legge che si propone di accordare al governo e ai titolari di copyright maggiori strumenti per limitare l’accesso «ai siti web canaglia, dediti alla pirateria e alla contraffazione di prodotti» in particolare quelli registrati al di fuori del territorio statunitense. Se approvata, questa legge impedirebbe l’accesso a quei siti che violano il diritto d’autore o che operano a favore della contraffazione dei beni, offrendo così più poteri a coloro che il copyright lo detengono. E’ dunque una sorta di tutela del diritto d’autore delle major musicali e cinematografiche americane, ma non solo.

Favorevoli, non serve neanche dirlo, le case discografiche, che sperano così di aumentare esponenzialmente gli introiti. Meno d’accordo gli utenti del web e anche una fascia di artisti lungimiranti – fascia che si sta allargando e che si è fatta sentire firmando una lettera per fermare l’iter di queste leggi. Tra i firmatari Trent Reznor (Nine Inch Nails), Ok Go, MGMT, Zoe Keating, Amanda Palmer (Dresden Dolls), ai quali si sono aggiunti Radiohead, Moby e Peter Gabriel. Silenzio invece da parte di tutti gli altri, che probabilmente non vogliono schierarsi per non fare forse la stessa figura becera dei Metallica, che qualche anno fa gridarono il loro dissenso contro Napster, scatenando la furia dei fan.

La pagina di Wikipedia inglese con cui il sito per 24 s'è mostrato per protesta agli utenti, inibendo la consultazione delle sue pagine

Anche Reddit, WordPress, Google, nonché Wikipedia, hanno aderito a campagne contro queste leggi ed è soprattutto l’enciclopedia libera più famosa del web ad affermare che, se approvate, SOPA e PIPA avrebbero “conseguenze limitanti o distruttive” non solo per l’enciclopedia libera, ma anche per tutto il mondo di Internet.

I primi effetti si sono visti con la chiusura del megamondo di Megaupload. Chiusura che ha provocato le reazioni degli hacker di Anonymous sui maggiori siti istituzionali americani, seppur si sia successivamente appreso che il proprietario del sito di streaming e filesharing illegale era immischiato anche in brutte storie di tentata estorsione e riciclaggio di denaro sporco.

Quello che lascia perplessi comunque è come in un mondo che si sta ribellando, attraverso movimenti come Occupy, Indignados, 99%, e ora anche le manifestazioni virtuali contro la repressione della libertà d’espressione e di comunicazione, la condivisione e il download, l’universo musicale di grosso e grossissimo calibro stia semplicemente a guardare, e non si faccia portavoce e amplificatore dei movimenti di protesta come succedeva non più tardi di 30 anni fa (molti di loro sono ancora in pista). Non ci resta che consolarci con  video viral come questo:

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