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Alessandro Bonetti

Il 2011 in dieci canzoni (Alessandro)

Alessandro Bonetti ha postato questo articolo il 13/01/2012
Audio Featured Rock + Pop Video //

Sintetizzare un intero anno col suo inevitabile corollario di emozioni, delusioni, speranze e sorprese e distillare il tutto in un estratto di dieci brani é un lavoro di ricerca, ascolto ed assimilazione che lascia dei buchi disseminati da quell’intricato reticolo chiamato vita. Allora allacciatevi le cinture e gustatevi un viaggio tra saliscendi ed anfratti cavernosi, gemme inaspettate e piacevoli conferme. In no particular order.

Gazebo Penguins – Senza di Te

Un brano che ha assolutamente tutto: ritmo, infettivitá, testi. Il miglior pezzo indie italiano del 2011.

Fucked Up – The Other Shoe

Pare che Pink Eyes, il leader carismatico della band canadese abbia deciso di abbandonare perché stufo di trascurare la famiglia per le continue esibizioni live. Peccato perché il punk dalle venature hardcore della band canadese spacca di brutto.

La Dispute – Safer in The Forest/Love Song for Poor Michigan

http://www.youtube.com/watch?v=8XtJUEa8S24

Dopo essere stati per diversi anni un ascolto di nicchia per gli amanti del post-hardcore dalle tinte emotive, i La Dispute hanno piazzato un lavoro dalle impressionanti qualitá stilistiche. Da brividi la progressione musicale in questo binomio scelto anche per i testi di elevata fattura.

Rival Schools – Wring It Out

Erano passati tanti, troppi anni dal precedente “United by Fate” ed oramai avevamo perso ogni speranza. É bello essere sorpresi da una band credutasi estinta ed invece in grado di ripescare con classe atmosfere alternative in pieno stile Anni Novanta.

Title Fight – Where Am I?

Una formazione che da un paio di anni ha sfornato album di alta caratura a metá strada tra il post-hardcore ed il pop-punk. Al diavolo le classificazioni, “Where Am I?” é la perfetta canzone per un pomeriggio piovoso.

Defeater – Empty Glass

Mescolano a piene mani rabbia spigolosa e distensioni progressive. L’album da cui é tratto questo pezzo é il secondo episodio di un concetto che si dipana lungo una trilogia. Il futuro dell’hardcore.

Joyce Manor – Constant Headache

La mia personale colonna sonora di questo 2011 appena conclusosi. Un gruppo pressoché sconosciuto a queste latitudini ma che promette grandi cose per il futuro. Devastanti.

Pianos Become The Teeth – I’ll Get By

Avevano smosso le acque dell’hardcore emotivo (non chiamatelo screamo, please) con quel connubio di cantato urlato e passaggi strumentali che facevano molto post-rock. Ribattezzati come la risposta a stelle e strisce agli Envy, i Pianos si sono superati con un brano che sembra dipingere uno spicchio di luce in un cielo altrimenti plumbeo.

Still Corners – White Season

Sbucati dal nulla ed artefici di un album che ammalia per dolcezza e semplicitá. “White Season” é il suo perfetto manifesto.

Edinburgh School For The Deaf – Of Scottish Blood and Sympathies

La piú piacevole sorpresa di questo 2011. Atmosfere eteree spezzate ed impreziosite da deliziose distorsioni, il figlio bastardo di un amplesso consumato tra i Ride ed i My Bloody Valentine.

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