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Andrea Costanzo

Korn – “Path Of Totality”: trasfigurazione parzialmente fallita

Andrea Costanzo ha postato questo articolo il 16/12/2011
Featured Metal + Punk Video //

Recensione problematica. Molto problematica. Ma mi ritengo tutto sommato in grado di potercela fare.

La trasfigurazione del proprio suono non è una novità, in ambito rock, soprattutto quando si parla di band che già erano a cavallo tra generi disparati e mal soffrivano di essere catalogati come appartenenti ad una sola, specifica categoria. A dire il vero, il fenomeno si radica fino alla storia del rock classico (con le prime contaminazioni con synth e dance music apparse negli anni ’80, in dischi di band non sospette come Priest, Sabbath o Led Zeppelin). I puristi l’hanno chimata “commercializzazione” (parola che non ho mai compreso a pieno), altri “evoluzione“.

I risultati sono raramente stati buoni. Vero, alcuni gruppi di confine erano riusciti a contaminarsi con generi differenti ed essere rivoluzionari (per citare un’esempio: cos’altro è “Roots” dei Sepultura se non uno splendido esempio di mutazione sonora?), o anche solo a ottenere buoni dischi di “remix” (come i Fear Factory con “Remanufacture”). Molti altri fallivano.

Un’elemento che pare importante in tali trasformazioni è la conservazione della personalità originale della band. Ed è qui che “Path Of Totality” fallisce.

Che i Korn fossero in crisi, e parecchio, lo si sapeva già. Dopo una manciata di album potenti e intelligenti ed un tentativo ben riuscito di modificare la propria ricetta musicale senza perdere in qualità come “Untouchables”, la band è precipitata in un limbo di mediocrità sciapa e ripetitiva.

Come uscirne quindi? Ingaggiando alcuni tra i DJ più roboanti (di nome e di fatto) della scena dubstep e creando un disco che mischia il suono Korn a quello di Skrillex, Noisia, etc. E il risultato è… Beh, in sintesi, il dubstep inghiotte i Korn.

D’altronde, c’era da aspettarselo. Skrillex, che piaccia o meno, non è esattamente famoso per la propria sottigliezza sonora. La sua musica è fatta di bassi ciccioni e beat che hanno come scopo principale quello di scatenare le danze in un club, sparati a tutto volume. Un suono simile oscura quello dei Korn. E infatti la band scompare, sommersa da effetti, beat, bass-drop e suoni elefantiaci, con la possibile eccezione delle vocal di Davies, che però suona stranamente fuori posto, persino quando accenna un paio dei suoi, tanto amati dai fan, scat singing.

Quel che alla fine “Path Of Totality” finisce per essere, è un disco di dubstep fracassone e tamarro, lievemente sporcato di rock. Pochissimi lo apprezzeranno perchè effettivamente ha una minima qualità d’impatto distruttivo e “scuoti-culo”.I fan del dubstep non ameranno la presenza di disturbo del cantato. I fan dei Korn….. non li troveranno qui.

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