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La prima volta dei Pinback a Bologna

Francesca Garattoni ha postato questo articolo il 28/11/2011
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Domanda: cosa fa fare a due tipi di San Diego un viaggio attraverso mezzo mondo per venire a suonare a metà Novembre al Locomotiv Club di Bologna?

La risposta è… non lo so, ma qualsiasi cosa sia, grazie. Grazie, Rob Crowe (quello con la barba che suona la chitarra nelle foto sotto) e Armistead Burwell Smith IV (sempre nelle foto, è quello con il basso… no, non si nota il nome altisonante, nelle foto), che vi siete fatti tanti chilometri per fare qualche concerto qui in Italia, la prima volta nella vostra carriera.

Perchè tanta gratitudine e slancio di affetto per questo duo indie-rock? Questa volta la risposta la so, ed è “per la loro musica”.

Ascoltare le canzoni e le musiche dei Pinback è come guidare una decappottabile sulla strada costiera di San Diego, al tramonto in autunno, la luce dorata che ti scalda senza arrostirti. La macchina, scintillante, è parcheggiata sotto alle palme. Apri lo sportello, sali e con “Tres” inizi con dolcezza un viaggio di circa un paio d’ore attraverso la discografia dei Pinback.

I pezzi scelti spaziano dal primo “This is a Pinback CD” al più recente EP “Information Retrieved, Pt. A”, uscito in occasione del Record Store Day di quest’anno (16 Aprile), ma senza nessuna vera anticipazione del prossimo disco annunciato per l’inizio del prossimo anno. Stasera però non hanno bisogno di strafare, di dare al pubblico canzoni inedite: dei 21 pezzi che suonano non ne cambierei nemmeno uno.

Assistere a un concerto dei Pinback è come guardare attraverso un caleidoscopio, in cui le voci si sovrappongono, si inseguono, si intrecciano alle linee calde del basso e alla chitarra pungente per creare melodie geometriche e pulite ma che riecheggiano in sé stesse come in un gioco di specchi. Le canzoni sono crepuscolari, intense e potenti ma mai sguaiate e quando si sentono le note che aprono quelli che sono i classici come “Non-photo blue”, “Loro” o “Fortress” il pubblico va in solluchero.

Assistere a un concerto dei Pinback è anche trovarsi in uno stato pressoché permanente di semi oscurità di fronte a due musicisti per lo più monolitici, ma riuscire a vedere attraverso l’udito gli stessi riflessi e scintillii di luce che proietterebbe un lampadario di cristallo colpito da un raggio di sole.

Il set principale si chiude sulle note di “From nothing to nowhere”, ma il pubblico non ne ha ancora avuta abbastanza e c’è tempo per un paio di bis. A gran voce è richiesto “AFK” ed è con questo pezzo che i Pinback chiudono e salutano. Il sole è tramontato, le palme californiane si dissolvono come in sogno e quello che rimane è la brina ghiacciata sul tetto della tua auto a Bologna.

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