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Andrea Costanzo

Megadeth – “Th1rt3en”: che sorpresa, non è nemmeno un brutto disco!

Andrea Costanzo ha postato questo articolo il 27/10/2011
Audio Featured Metal + Punk //

Una delle difficoltà più grandi che trovo nello scrivere di musica non è nella stroncatura di brutti lavori. E stroncare dischi non mi piace affatto, sia ben chiaro. Sono un appassionato e innamorato della musica, non un “giornalista”, quindi una ciofeca per me è una delusione come per qualunque ascoltatore medio.  Il primo ascolto di quel tremendo abominio che è “Lulu”, a firma Metallica e Reed, mi ha causato un effettivo, concreto senso di disgusto e tristezza. Il nuovo Anthrax mi ha abbattuto l’umore con la palese mediocrità dei suoi pezzi.

Ma altrettanto difficile, a volte, è tentare di esprimere come un disco che, con quasi assoluta certezza, si prenderà vagonate di insulti e critiche, non sia affatto un brutto album, anzi.

Per quanto si tenti tutti di sfuggire alle catalogazioni e alla sociologia spicciola, il pubblico metal è di fatto un pubblico duro, emotivo e implacabile. Se i metallari decidono che una band è finita, difficilmente accettteranno mezze misure. E rifiuteranno ogni nuova opera a priori, attaccandosi ai classici e scuotendo la chioma sdegnosi. Un nuovo lavoro dei Megadeth, o dei Metallica, non sarà mai all’altezza dei classici, e verrà buttato nel mucchio senza troppa attenzione. O in opposizione, tutto verrà preso per oro colato, anche se spudoratamente mediocre.

Come si parla quindi di un disco come l’orrendamente titolato (grazie mr. Mustaine per aver recuperato un vezzo come i numeri al posto delle lettere, che era morto anni fa) “Th1rt3en“?

Per i Megadeth, fino a questa opera, avevo perso ogni speranza. Da “The World Needs A Hero” in poi, Mustaine pareva intrappolato nell’autocitazione, così impegnato a fabbricare dischi a tavolino, gelidi, spenti e calcolati. Una marea di riff tecnici ma vuoti, ritornelli privi di energia e un senso generale di pensionamento spirituale, quasi il leone del thrash avesse deciso di arrendersi alla propria condizione di musicista non più destinato alle classifiche, e avesse sposato la nicchia mediocre del “metal col pilota automatico“.

E la sua, un po’ straziante, performance da morto in piedi nella data italiana del “Big Four Tour”, aveva confermato le mie paure. In molti allora avevano usato lo show dei ‘Deth come pausa birra. Persone che avevano amato il gruppo ma si erano arrese di fronte a un uomo/band che palesemente non aveva più l’energia e la passione che avevano reso possible anche solo una scheggia di genio come “Youthanasia” (senza citare il resto, per correttezza).

Eppure, “Th1rt3en” è un disco per me piacevolissimo. Con l’apporto di Dave Ellefson, tornato nel gruppo, sembra che Mustaine abbia abbandonato le stanche velleità da tradizionalista e si sia dedicato di nuovo a scrivere pezzi che restano in mente. Vero, non tutti sono memorabili, anzi, ma molti, come la ficcantissima “Public Enemy N. 1″, sono asciutte perle, nello spirito melodico ma duro che aveva reso il sound dei Megadeth speciale all’epoca di “Countdown To Extinction” o il sopracitato “Youthanasia”.

Pezzi più cadenzati, con riff potenti e ben costruiti, alcuni assoli deliziosi e Mustaine che finalmente abbandona il berciare acuto ormai fuori dalla sua portata e riprende il timbro che più gli si addice: ringhiante, riconoscibile e permanentemente sarcastico. Vero, il sound si fa a tratti ripetitivo, ma le idee ci sono, il disco scorre bene facendosi ascoltare più volte e di gusto, a differenza di un “Endgame” che avevo abbandonato dopo un ascolto annoiato.

Non siamo di fronte a un grande disco o a un capolavoro, ma nemmeno di fronte a un’ulteriore prova della morte dei grandi del metal. “Th1rt3en” è un lavoro compatto, professionale, pieno di di onestà e, per una volta tanto, passione. Speriamo continui così.

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