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10 canzoni per indignarsi ancora di più

Francesco Eandi ha postato questo articolo il 17/10/2011
Audio Featured Metal + Punk Miscellanea Rock + Pop Video //

“Il Toro vince e la polizia carica i manifestanti: sembra di essere tornati agli anni ’70″: l’ho letto l’altro giorno sul wall di Facebook – autore ignoto, perdona la citazione rubata. Semplice ed efficace. La protesta è tornata d’attualità, in parecchie parti del globo: abbiamo imparato parole, slogan, espressioni che ora sono parte del nostro quotidiano. Primavera araba. Indignati. Black bloc. Fondo salva stati. Default. E familiarizzato con l’idea di avere nuovi nemici: le banche, la finanza, Wall Street, il debito. Ognuno di noi ha le sue opinioni in merito. E probabilmente le sue canzoni adatte a far da colonna sonora alle proteste di piazza – o su internet.

Queste son le mie. Ditemi le vostre.

Queensryche – Speak

Le liriche dicono tutto: “Seven years of power / The corporation claw / The rich control the government, the media the law / To make some kind of difference / Then everyone must know / Eradicate the fascists, revolution will grow…” Anche se una canzone al servizio del concept di “Operation: Mindcrime”, qui c’è tutto il Geoff Tate pensiero che parla.

The Smiths – Panic

Morrisey scrisse le liriche di “Panic” sentendo del disastro nucleare di Chernobyl alla radio. Il panico si diffonde per le strade di Londra, ma i media appaiono insensibili e inondano l’etere con stucchevoli canzoni pop. “Hang the DJ”, appendi il dj, è la risposta!

Francesco Guccini – La Locomotiva

La canzone italiana anarchica per eccellenza scritta da un Guccini in tributo alla tradizione popolare. E’ la messa in musica di un episodio reale del 1893 – un tentativo da parte di un macchinista di gettarsi contro – lui e la sua locomotiva – un treno di ricchi borghesi e aristocratici. Messa in chiusura di quasi ogni concerto, fa scattare tutti gli astanti in piedi a ballare col pugno sinistro alzato, in un’eccitazione collettiva che poco ha ormai a che vedere con la politica…

Inti-Illimani – El pueblo unido jamàs serà vencido

Pensate sia una canzone anti-governativa? Esattamente il contrario – è stata la colonna sonora della campagna elettorale prima, e della breve storia di governo dopo, di Salvador Alliende e del suo esecutivo socialdemocratico cileno. E ovviamente si trasformò in canzone di protesta, nonchè bandiera del gruppo, dopo il colpo di stato (appoggiato dagli USA) di Pinochet. Era l’11 settembre 1973.

Fabrizio De Andrè – La canzone del maggio

“E se credete ora / che tutto sia come prima / perché avete votato ancora / la sicurezza, la disciplina, / convinti di allontanare / la paura di cambiare / verremo ancora alle vostre porte / e grideremo ancora più forte”. Serve altro? Il maggio ovviamente è quello francese del 1968.

C.S.I. – Forma e sostanza

Non una canzone di protesta in senso stretto – piuttosto anti civiltà dei consumi e dello sperpero, anti occidente autoreferenziale, egocentrico ed egoista. Scritta – come tutto “Tabula rasa elettrificata” – sulla scorta di un viaggio di Lindo Ferretti in Mongolia con tutta la band al seguito. “Conosco le abitudini / so i prezzi / e non voglio comperare né essere comprato / Attratto fortemente attratto / Civilizzato sì civilizzato / Comodo ma come dire poca soddisfazione…”

Manic Street Preachers – If you tolerate this then your children will be next

Tributo dei Manics alla guerra civile spagnola, e soprattutto ai volontari gallesi che ne presero parte. Non una canzone contro la guerra – ma l’invito a farla dalla parte giusta.

99 Posse – Curre Curre Guagliò

Primi vagiti di hip hop italico mixato con l’antagonismo partenopeo dei centri sociali. Un classico per chi negli anni Novanta era (almeno) adolescente. Una forza soprattutto dal vivo.

Megadeth – Symphony Of Destruction

Un classico dei Megadeth per una dei più noti anthem heavy metal contro la guerra, i leader politici guerrafondai e i dittatori in genere. E i maligni possono anche dire che i Metallica avevano già scritto anni prima “One”, “Fade to black” e “Master of puppets” più o meno sugli stessi argomenti, ma ehi – non è mica una gara ad arrivare primi quella per scrivere una canzone contro la guerra suonando thrash metal, no?

Franco Battiato – Povera Patria

Non so se “Povera patria” è una canzone di protesta in senso classico – probabilmente no – ma esprime gran parte dei sentimenti che provo circa l’attuale situazione politica italiana (attuale, in realtà, da una quindicina d’anni). Splendido il contrasto tra la delicatezza del cantato e la pesantezza delle parole: “Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere / di gente infame, che non sa cos’è il pudore, / … / Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni! / … / Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali? /
Nel fango affonda lo stivale dei maiali…”

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