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Riccardo Osti

Steven Wilson – “Grace For Drowning”. Un altro disco da avere, decisamente.

Riccardo Osti ha postato questo articolo il 04/10/2011
Audio Featured Rock + Pop //

http://www.youtube.com/watch?v=DevSBj_iF4A

Dove Steven Wilson è veramente Steven Wilson? Nei panni di leader schivo e carismatico dei Porcupine Tree? Oppure tra le pieghe electro-ambient dei Bass Communion? Forse nel prog più diretto dei Blackfield? O ancora nelle multiformi sfaccettature della creatura No-Man? Io credo che Steven Wilson sia davvero Steven Wilson quando rimane solo Steven Wilson, come quando ha pubblicato un lavoro intimista e – diciamolo – sofferto come “Insurgentes” dove, per forza di cose, si respirava aria di Porcupine Tree ma nel contempo emergeva più nuda che mai la personalità del musicista inglese.

Ecco, anche “Grace For Drowning” offre la stessa sensazione di ‘liberazione’ dagli schemi pre-costituiti della band-madre, divenuti anche un po’ prevedibili negli ultimi lavori, per lasciare spazio alle riflessioni in musica più intime di Wilson.

Questa volta, però, ne esce un lavoro più articolato e meglio costruito di “Insurgentes” non tanto per una diversa e, forse, più ordinata pianificazione, quanto per la scelta di privilegiare l’aspetto strumentale rispetto a quello vocale e, soprattutto, di riprendere quei temi del prog settantiano che sono stati le fondamenta sui cui è stata eretta la personalità di Wilson.

Prova tangibile di tutto ciò è il tour de force rappresentato da “Raider II”, possente brano di oltre 23 minuti dove ai predominanti echi dei King Crimson di “Lizard” si contrappongono elementi appartenenti al gotha del prog rock (schegge di Van Der Graaf Generator, Soft Machine e – perché no – dei nostrani PFM); ma su tutto e tutti c’è Steven Wilson, il suo essere  camaleontico e sfuggevole, le sue inquietudini che prendono forma nelle impressionanti immagini del booklet ed il suo istintivo desiderio di liberare la propria musica senza incarcerarla in dogmi rassicuranti solo per i fan più conservatori e con il paraocchi.

Ma “Grace For Drowning” non si riduce solo ad un lungo brano-guida; è un lavoro che vive di uno stato di grazia che si riflette in canzoni come l’evocativa “Sectarian” (ancora i Crimson ad imporsi come ispirazione principale), la sinistra “Remainder The Black Dog”, la delicata “Postcard”, l’intimista “Deform To Form A Star” oppure nella splendida contrapposizione tra il piano di Jordan Ruddess (Dream Theater) dell’incipit che dà il titolo all’album e la chitarra di Wilson che caratterizza il sublime cameo di “Belle De Jour”. Ma ad un tale stato si arriva solo con la calma, la riflessione, l’introspezione che possono essere davvero tali solo sganciandosi dal lavoro congiunto per scegliere di essere l’unico protagonista in scena.

E stavolta gli applausi sono tutti per Steven Wilson, il solo.

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