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I Mastodon prima di “The Hunter”: l’essenziale da sapere, in 10 canzoni

Nico Segantin ha postato questo articolo il 05/10/2011
Audio Metal + Punk Video //

Se, come si disquisiva qualche post or sono, il metal e la musica pesante sono in crisi, occorre, ora più che mai, rendere merito ad uno dei pochi gruppi in grado di imporre un minimo di stile e personalità nuovi, praticamente in tutti gli anni 2000: il suo nome è Mastodon, criticateli, contestateli oppure amateli ma siate consapevoli che senza di loro la musica che amate sarebbe infinitamente più triste e senza speranza: occasione in  più per ripercorrere in dieci brani il loro percorso antecedente a “The Hunter”.

March Of The Fire Ants: Seconda traccia dal loro dico d’esordio ed ottima dichiarazione di intenti tra aggressività, drumming da urlo  e slanci melodici.

Ol’e Nessie: Si fanno largo, i primi timidi, approcci progressivi.

Blood And Thunder: Mossa azzardata delle mosse azzardate, dedicare il secondo disco (che come diceva qualcuno è sempre il più difficile!) al capolavoro della letteratura americana “Moby Dick”! Dalle prime note però ogni dubbio è immediatamente fugato, questo è un vero e proprio “Killer Album” aperto da una vera e propria “Killer song”.

Aqua Dementia: Collaborazione di assoluto rilievo:  Scott Kelly (Neurosis) “agita le acque” di un brano vorticoso quanto la pazzia.

Hearts Alive: L’epicità dell’ opera di Melville chiede il giusto tributo e i Mastodon rendono doveroso omaggio al loro ispiratore in oltre tredici minuti!

Capillarian Crest: Come zittire i primi dissensi sotterranei.

Bladecatcher: Dopo l’imponenza del precedente lavoro i nostri vengono chiamati alla corte delle major label ma non perdono il gusto per l’evoluzione sonora e nemmeno per la follia come evidenziato da uno degli episodi più eccentrici della loro carriera!

This Mortal Soil: Probabilmente la canzone più (a suo modo) ariosa mai scritta dai quattro georgiani: melodia, tecnica e venature rock si compenetrano in un equilibrio perfetto.

Oblivion: Una canzone d’amore? E perchè no? Soprattutto se contiene il refrain più catchy mai scritto dal gruppo!

Crack The Skye: Mood oscuro per la title track del loro penultimo lavoro con il fantrasma dei Neurosis in sottofondo: ancora una volta un brano riuscito e un sentito ricordo del drummer Brann Dailor per la sorella.

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