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Andrea Costanzo

Mastodon – “The Hunter”: che sia questo il disco dell’anno?

Andrea Costanzo ha postato questo articolo il 30/09/2011
Featured Metal + Punk Video //

E’ interessante affrontare questo album, poco dopo aver partecipato ad una discussione sulle difficoltà, presunte o effettive dell’universo metal. Recentemente, forse anche più che con l’ultima creazione degli Opeth, mi sono ritrovato a difendere a spada tratta quest’album. E non solo, mi sono ritrovato a discutere, anche animatamente, con un inferocito manipolo di “metallari” (uso il termine in senso molto lato), che in numero crescente hanno ripudiato la band. Per motivi non sempre chiarissimi.

Lo dico subito e chiaramente, “The Hunter” è un disco che farà storcere il naso a molti eppure è possibilmente candidato ad essere uno dei dischi che ascolterò più frequentemente, quest’anno. Forse non il migliore lavoro della band, ma certamente uno dei più ficcanti. E sì, questa è la mia opinione, ma dopo averla discussa animatamente, sono convinto di essere nel giusto.

I Mastodon hanno, in passato, raggiunto livelli di eccellenza e di trasformazione incredibili. Sia con le durezze intelligenti di “Remission” o “Leviathan”, sia con le sonorità più progressive di “Blood Mountain” o ancor più, di “Crack The Skye”, la band ha dimostrato di essere diversa, geniale, imprevedibile, capace di sfornare album che erano frecce dirette al cuore e al cervello, senza perdere quel fattore speciale che fa sbattere la testolina. Eppure, con mio sgomento, questo ha anche fatto nascere un rumoroso gruppo di “nemici” e “haters”.

Le accuse sono le classiche: “commercializzazione”, “Sopravvalutazione”, “pretenziosità” o (e questa è proprio ridicola) “non essere abbastanza metal).

Chiariamolo: “The Hunter” è un disco di heavy rock più che un disco metal. Di grande heavy rock. Ma non aspettatevi growls or doppia cassa.

Sebbene qualche individuo con le orecchie malfunzionanti avesse etichettato il loro primo singolo “Curl Of The Burl” come “un ritorno alle origini”, fin dalle prime note del pezzo a me è parso chiaro che i Mastodon avrebbero seguito una direzione ben lontana dal riciclaggio. Invece quel che hanno scelto di fare, essenzialmente, è di raccogliere il sound duro ma spudoratamente melodico di “Crack The Skye” e renderlo più compatto.

In questo disco, i pezzi sono raramente più lunghi di tre-quattro minuti, sostenuti da riffoni poderosi e muscolari, sempre marcati da un ritornello tremendamente memorabile, che si pianta in testa e non se ne va più. Sono pezzi che sposano con devozione assoluta la forma canzone classica, senza dimenticare il tocco magico che il suono “heavy” (inteso nella sua forma più pura e incontaminata, al di là di etichette e ideologie) sa dare. Ha essenizalità rock, a tratti retrò e settantiano, a tratti psichedelico, ma con quella forza emozionale che la distorsione metallica possiede. E’ un disco di canzoni trascinanti ma poderose, compatte ma epiche, robuste ma empozionanti. Con persino un omaggio alla psichedelia acida di certi Pink Floyd.

In breve, “The Hunter” è un grande disco. Rifiutarlo a priori è un segno di paraocchi. E farne una questione ideologica è LETALE. Non uccidiamo la musica con l’imbecillità.

 

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