fblogo Kico-On-Holiday-penguins-of-madagascar-11694823-1311-1080 Old Man Gloom blur Recensioni utili solo a seminar zizzania: Manowar – The Lord of Steel Ci sono momenti nella vita in cui uno dovrebbe dire "basta" all'uso indiscriminato dell'eyliner. Melvins Lite
Hot Tags: pop  Junk's Trunk  mp3  live  playlist  heavy metal  Doom metal  rock  

Everyone talks about rock these days; the problem is they forget about the roll. — Keith Richards

naviga

eventi

speciali

compile

PARTNER

Davide Mana

The science-fiction playlist (e che la forza sia con voi)

Davide Mana ha postato questo articolo il 03/10/2011
Audio Featured Rock + Pop Video //

Davide Mana è un autore e cultore di fantascienza (in realtà è molte altre cose ancora, come potete leggere nella sua bio che riportiamo in fondo). Dal suo blog strategie evolutive distilla perle di conoscenza e di critica sul genere. Per questo gli abbiamo chiesto di affrontare per Penguins un tema non insolito – quello del rapporto tra rock e fantascienza – in maniera un po’ leggera – come ad esempio per tramite di una playlist. Questo è il risultato.

Una play list sulla fantascienza? Dio che responsabilità.

Fantascienza e rock sono sempre stati in qualche modo intrecciati – Michael Moorcock scriveva testi per i Blue Oyster Cult, e il suo personaggio Jerry Cornelius si caricava (letteralmente) ascoltando Hendrix prima di assassinare il Papa, e c’è uno splendido piccolo romanzo intitolato “Buddy Holly is Alive on Ganymede”. E poi i Gong coi loro gnomi sui dischi volanti, gli Alan Parsons Project che mettono in musica “I, Robot”…

Ecco, c’è così tanta fantascienza nel rock’n'roll, che non si può provare una fitta di panico. Una play list, dieci pezzi… Sarà un colossale prog-fest con derive psichedeliche? Hawkwind, Grateful Dead, Jefferson Starship… giù giù fino ai Transatlantic, agli Spock’s Beard… Oppure una desolata rassegna di space-disco, partendo da “I Lost My Heart to a Starship Trooper”? Gli Styx col loro “Domo Arigato Mr Roboto”, che la conosce pure Homer Simpson? O i Metallica che fanno la Marcia Imperiale di Star Wars?

Ci finiranno dentro i deliri randiani dei Rush o l’astronave/hamburger al neon degli Electric Light Orchestra? Si potrà dire Electric Light Orchestra, su Penguins Love to Rock? Perché qui gira gente che la musica la conosce, la frequenta, la ama con passione. E gli ELO, beh, gente in gamba, Jeff Lynne è un grande arrangiatore, ma in giro fra quelli che se ne intende, dire ELO è decisamente uncool

E parlando di uncool… ”Calling Occupants of Interplanetary Craft”…? Ok, Karen Carpenter aveva una voce meravigliosa, ma andiamo… The Carpenters?! No no no… E i Muse… dove li metto, i Muse?

Però un attimo, questa è la mia play list… questa è la mia piccola colonna sonora fantascientifica. Ed ha un suo senso. No, davvero! Se la fantascienza è il genere letterario delle idee, dell’esplorazione e della scoperta, allora forse riuscirò a farvi sentire un paio di pezzi che non avete già sentito mille volte.

1 . Donald Fagen – I.G.Y.

Metà degli Steely Dan, per aprire le danze.

I motivi sono molteplici – Fagen è notoriamente un appassionato di SF (si laureò con una tesi su Alfie Bester), e gli Steely Dan sono la band preferita di William Gibson, il padre fondatore del genere cyberpunk (Rileggetevi Neuromante cercando le citazioni). Motivi a sufficienza per adottare tutta la discografia di Fagen e Becker come accompagnamento fantascientifico. Ma abbiamo a disposizione un solo posto, e I.G.Y., incisa nel 1982, è un buon punto d’inizio, perché ci offre una carrellata del futuro immaginato e desiderato prima dei cinici anni ’80 – stazioni spaziali, treni a levitazione che sfrecciano sotto il mare, e giacche sberluccicanti per tutti.

2 . Be Bop Deluxe – Adventures in a Yorkshire Landscape

… prosegue nella vena nostalgica, descrivendoci un paesaggio post-industriale immerso nella nebbia britannica, sospeso tra Mad Max e Steampunk. La versione linkata venne incisa alla BBC negli anni ’70, e suona come un cupo presagio del prossimo avvento del thatcherismo. I Be Bop Deluxe ebbero vita breve ma intensa, e con album come Modern Music o Futurama entrano di diritto nella schiera dei rocker a risvolto fantascientifico. Bill Nelson, autore, cantante, chitarrista e altro fan della fantascienza prestato alla musica, proseguirà la carriera dopo lo scioglimento della band mantenendo un taglio radicalmente futurista nelle proprie composizioni. Oggi si autoproduce e tiene concerti per i fan nel pub dietro casa.

3 . Danny Wilson – Steam Trains to he Milky Way

Improbabili membri del “northern soul” scozzese degli anni ’80, i Danny Wilson partirono alla scalata del rutilante mondo del pop sognando di eguagliare gli Steely Dan. Non ce la fecero, e scomparvero dopo due album – per quanto i due fratelli Clark, al nucleo della formazione, siano poi riemersi in differenti vesti su una quantità di dischi proprii ed altrui. Steamtrains to the Milky Way è ancora una volta un ritratto di una società vittoriana proiettata verso lo spazio. Questa versione (in effetti l’unica disponibile su YouTube) pesa con i sintetizzatori ma mantiene inalterato il suo tono malinconico.

4 . The Buggles – Vermillion Sands

Tutti se li ricordano solo per “Video Killed…”, recentemente riciclata per vendere precotti alla TV, ma i Buggles (Trevor Horn e Jeff Downes, che poi sarebbero riemersi come Asia e scampoli degli Yes) produssero due album a tema fantascientifico il primo dei quali, The Plastic Age, del 1980, segnalò l’inizio di qualcosa di diverso anche in ambito musicale. Non necessariamente qualcosa di migliore, ma certamente qualcosa di diverso. Dal secondo album, invece,, Adventures in Modern Recording, prendiamo Vermillion Sands, basata su una serie di racconti di J. G. Ballard.

5 . The B 52s – Song for a Future Generation

E chiudiamo momentaneamente questa operazione nostalgia – per quanto nostalgia del futuro – con la miglior party band del mondo. Anche qui, un mix di cliché presi dalla fantascienza pop, mescolati con atteggiamenti culturali degli anni ’70, dall’album Whammy del 1983. La minaccia del kitsch incombe sempre quando si parla di fantascienza, e quindi tanto vale riderci sopra.

6 . Happy Rhodes – Phobos

Uno dei segreti meglio custoditi della musica americana, Happy Rhodes incide album dalla seconda metà degli anni ’80. Polistrumentista, fan di David Bowie e Kate Bush, appassionata di fantascienza, e con una spettacolare estensione di 4 ottave (tutte le voci che sentirete sul pezzo sono sue), la Rhodes resta criminalmente al margine della scena musicale. Ha inciso canzoni che parlano di colonizzazione spaziale, di viaggi nel tempo e di dimensioni parallele. Ha dedicato un singolo a Roy Batty, di Blade Runner. Phobos, dall’album Warpaint, è il pezzo con cui l’ho scoperta. Una meraviglia.

7 – Abney Park – Airship Pirate

E passiamo a qualcosa di completamente diverso – gli Abney Park sono una band steampunk, che mescola suggestioni futuribili a elementi vittoriani, rock di durezza variabile ad elementi etnici. Con un line-up variabile e capitan Roberts alle percussioni e voce, gli Abney Park si presentano come l’equipaggio ammutinato di un dirigibile in fuga attraverso il tempo – e associano alla musica spettacoli di danza, romanzi, giochi.

8 . Kate Bush – Rocket Man

Una scelta ovvia – Kate Bush è da sempre legata al fantastico, fin dai tempi di Hammer Horror (omaggio alla leggendaria compagnia cinematografica) a Experiment IV (che si innesta nella tradizione della fantascienza inglese catastrofica e distropica); ma qui prendiamo due piccioni con una fava, e ci mettiamo la sua esecuzione di Rocket Man, ballata spaziale di Elton John prima che si rammollisse. Ne esiste anche una versione di William Shatner, ma ve la risparmio.

9 . Richard O’Brien – Science Fiction/Double Feature

Ovviamente dal Rocky Horror Show, un ultimo concentrato di cliché – cinematografici, questa volta. O’Brien è un artista il cui genio non è mai stato completamente riconosciuto (ma davvero predisse la venuta dei Reality Show nel 1980?!), e qui esegue il suo pezzo più famoso in versione unplugged. La sola idea che l’abbiano rifatta in versione Disney quelli di Glee, mi causa i crampi.

10 – Leonard Cohen – The Future

Il futuro resta ciò che gli appassionati di fantascienza cercano. E Leonard Cohen è un cantante al quale non rinuncio. Il suo futuro non è necessariamente quello che desidero, anche se un minimo di dimestichezza con i telegiornali lascerebbe presumere che questa canzone vecchia di due decenni abbia colto nel segno. Ma è per non rassegnarsi a questo, che continuiamo a leggere e scrivere fantascienza.

E ce ne sarebbero ancora… magari ripasso.

Davide Mana è… un paleontologo, ricercatore presso l’Università di Urbino, che di notte si trasforma in blogger, traduttore e narratore. Da sempre appassionato di letteratura d’immaginazione, colleziona libri di genere e tiene conferenze pubbliche sull’argomento. I suoi racconti sono stati pubblicati in Italia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Giappone. Ha pubblicato articoli e saggi sul fantastico in Italia, Gran Bretagna e Francia. In un momento di follia ha fondato il Lemuria Social Club, una vetrina per saggi a tema pulp distribuiti in formato elettronico. L’ultimo progetto a cui ha collaborato come autore e traduttore si intitola Kizuna, è una antologia internazionale i cui proventi vanno in beneficenza per gli orfani del recente terremoto in Giappone, e ne va maledettamente fiero. Nel tempo libero legge, ascolta musica (con una propensione per il jazz), cucina, scatta fotografie, gioca di ruolo e si rende variamente insopportabile sul suo blog strategie evolutive. Talvolta riesce anche a dormire.

Aiutaci a diffondere Penguins Love To Rock! Clicca su uno dei seguenti: Leggi anche: Commenta!

cerca

Loading

seguici!

avete condiviso...

ultimi post

blogroll

newsletter

Inserisci la tua email per ricevere la newsletter settimanale! :)