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Riccardo Osti

Come sarebbe a dire “chi erano i Foreigner”? Ecco le 10 canzoni indispensabili…

Riccardo Osti ha postato questo articolo il 27/09/2011
Audio Featured Rock + Pop Video //

In appendice alla recensione del doppio album commemorativo del trentacinquesimo anno di attività dei Foreigner, sembra giusto ripetere, sebbene con una motivazione diversa, ciò che è stato fatto per i Queensryche, vale a dire stilare le 10 canzoni “indispensabili” per comprendere appieno lo spirito della band del chitarrista inglese Mick Jones. Soprattutto dopo aver ricevuto un paio messaggi da sedicenti rockettari dal tenore “Non malaccio questi Foreigner, non li conoscevo!”. Ah, maledetta ignoranza!

Quella che segue è naturalmente una lista dettata dai gusti personalissimi e, pertanto, opinabili: pertanto il feedback è quanto mai utile per aprire interessanti discussioni e scambi di opinione e, naturalmente, per citare titoli che sono stati involontariamente omessi. Andiamo a cominciare, allora. 

1. Feel Like The First Time (Foreigner, 1977)

2. Cold As Ice (Foreigner, 1977)

3. Starrider (Foreigner, 1977)

Un debutto, “Foreigner”, a dir poco fulminante, un disco da quattro milioni di copie vendute che si impose all’attenzione della critica e del pubblico qausi in contemporanea a band dotate di un DNA musicale simile come Boston e Toto. Lou Gramm mostra al mondo come si affronta il melodic rock dal punto di vista vocale, mischiando forza e dolcezza, muscoli e carezze. Mick Jones, da par suo, evidenzia l’anima del songwriter che ogni band vorrebbe avere mentre gli altri componenti, Ed Gagliardi, Dennis Elliott e Al Greenwood sono perfetti gregari di lusso.

4. Double Vision (Double Vision, 1978)

Sebbene contenente un hit del calibro di “Hot Blooded”, “Double Vision” rimane famoso per una title-track che diventa ben presto manifesto del giovane movimento AOR. Un altro album da alta classifica (comunque trascinato in parte dagli ottimi risultati dell’esordio) che conferma una band in piena e meritata ascesa.

5. Dirty White Boy (Head Games, 1979)

Il successo, si sa, crea anche qualche problema e i primi attriti fra Gagliardi, Greenwood e il resto della band cominciano a farsi sentire; ma il terzo lavoro rimane comunque su ottimi livelli, trascinato da una “Dirty White Boy” che non lesina grinta ed energia, tra i magistrali riffs della chitarra di Jones e i vocalizzi ormai diventati imprescindibili di Gramm.

6. Juke Box Hero (4, 1981)

7. Waiting For A Girl Like You (4, 1981)

8. Urgent (4, 1981)

Gagliardi e Greenwood lasciano i Foreigner, arriva Rick Willis al basso ma la band non accusa alcun contraccolpo, anzi. “4” rimane forse il capitolo più felice di Jones e compagni, non fosse altro che per quella “Juke Box Hero” ancora oggi ritenuta una pietra miliare del melodic rock a stelle e strisce, caratterizzata da un memorabile andamento in crescendo e dalle esplosioni vocali di Gramm. Ma “4” è anche l’album di “Waiting For A Girl Like You”, una delle più sentite ballate scritte da Jones, e di “Urgent”, un monolite rock di sicuro impatto, prove tangibili del momento migliore del gruppo dal punto di vista creativo.

9. I Wanna Know What Love Is (Agent Provocateur, 1984)

Ed eccola qua la canzone che ha fatto conoscere i Foreigner in tutto il mondo, la ballad per eccellenza e massima espressione del songwriting di Mick Jones; trascinata da un Gramm in stato di grazia e da un coro gospel da brividi, il brano, stranoto, lancia un album buono, ma tutto sommato non superiore ai precedenti, nella stratosfera delle charts e mantiene alte le quotazioni della band a livello internazionale. Imprescindibile, per gli appassionati di AOR.

10. Say You Will (Inside Information, 1987)

Facile per “Inside Information” percorrere la strada spianta dal predecessore, ma l’album non raggiunge le stesse latitudini di classifica pur essendo più che dignitoso grazie a validissime canzoni come “Heart Turns To Stone”, I Don’t Wanna Live Without You” e, soprattutto, “Say You Will” pseudo-ballad lontana dai fasti di “I Wanna Know…” ma comunque ottimamamente strutturata e valorizzata, ancora una volta, dalla splendida voce di Gramm.

Gli anni successivi vedranno la band essere colpita al cuore, come tanti dal fenomeno grunge, dall’abbandono di Lou Gramm (splendido il suo album con gli Shadow King del 1991) rientrato solo temporaneamente per il mediocre “Mr. Moonlight”, all’esperienza fallimentare con il sostituto Johnny Edwards, fino ad arrivare all’incontro con Kelly Hansen il quale sembra aver portato nuova linfa vitale in seno alla band. Ma la storia dei Foreigner, e dell’AOR, passa inevitabilmente attraverso questi capolavori di forza espressiva e sublime melodia.

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