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Enrico Gregorio

David Foster Wallace a tre anni dalla morte: il tributo dei Decemberist (e la regia di Michael Shur)

Enrico Gregorio ha postato questo articolo il 10/09/2011
Featured Rock + Pop Video //

Dove eravate il 12 settembre 2008? Immagino che ogni lettore di David Foster Wallace avrà finito con il collegare momenti ordinari della propria vita con l’inaspettata e dolorosa notizia del suicidio dello scrittore americano.

A ricordarlo a tre anni dalla scomparsa ci saranno iniziative editoriali, nuove pubblicazioni, articoli e commosse testimonianze, tutte così alienanti e ambigue da lasciare un po’ interdetti (dove inizia l’opportunismo e finisce il sentimento?). Per questo motivo è bello invece vedere un omaggio sentito e sincero a “Infinite Jest”, una delle opere miliari di Wallace, da parte di uno come Michael Schur. Che, per chi non lo sapesse, è tra gli sceneggiatori di “The Office” e creatore di (ancora inedito in Italia, purtroppo) “Parks And Recreation “, una serie televisiva che della satira burocratica a là Wallace si porta dietro più che qualche cosa.

E cosa c’entra con Penguins? C’entra, c’entra: uno – sappiamo che i nostri amabili utenti, culturalmente aperti e colti oltre ogni dire, sicuramente avranno tentato almeno una volta di leggere “Infinite” (per la cronaca, il sottoscritto l’ha iniziato tre volte a partire dalla primavera del 2008 senza essere ancora riuscito a concluderlo); e poi perché l’omaggio di stiamo parlando non è altro che un video girato da Michael Shur per i Decemberist , quella “Calamity Song” tratta dal recente settimo album “The King Is Dead”.

E, aperta parentesi: l’album suddetto è un ritorno all’essenzialità stilistica (leggi maggiore efficacia) dopo la precedente opera rock “The Hazards Of Love” (2009) che non era stata esattamente un successone né di critica né tra i fan. La band di Meloy è tornata infatti a impegnarsi nella scrittura di brani più scarni ri-legandosi ai territori indie-folk dei primi dischi (di cui “July, July!” è un gran bel esempio). Chiusa parentesi.

Dicevamo. Per il video di “Calamity Song” Shur filma un gruppo di ragazzini (certamente degli allievi dell’Enfield Tennis Academy) che giocano a eschaton, mentre comodamente seduta a bordo campo la band si gode lo spettacolo. Eschaton è lo sport immaginario inventato da David Foster Wallace nel quale viene mimata una guerra nucleare su uno scenario geopolitico, dove i giocatori (tutti tennisti rigorosamente dai dodici ai quattordici anni). Un ibrido tra risiko e matematica, dove con l’ausilio di un pc e delle palline da tennis si devono colpire gli obiettivi sensibili dei propri nemici.

Il risultato è un video che è un piccolo gioiellino, con il quale i Decemberist hanno potuto certificare per l’ennesima volta il loro livello di nerdosità, e che ben si sposa con quell’approccio narrativo da sempre presente nelle loro canzoni. Riuscendo così ancora una volta ad alzare la tacca dell’indie rock contemporaneo, rielaborando e personalizzando il folk-pop degli anni duemila, e proseguendo il loro percorso nato anche dall’eredità dei Kinks (sempre in bilico tra leggerezza e istantaneità). C’è la musica, la profondità, la melodia, e l’ironia immaginifica di uno come DFW: il cerchio si chiude.

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