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Andrea Costanzo

Queensryche – Dedicated To Chaos: niente tragedie, ma molta noia

Andrea Costanzo ha postato questo articolo il 08/09/2011
Featured Metal + Punk Rock + Pop Video //

Avere dei miti dev’essere una fatica. Sei giovane, ascolti quell’album fatidico e brillante, che ti cambia la vita, magari grazie a una fortunata coincidenza di eventi. Poi il tempo passa, le cose cambiano e se sei fortunato, i tuoi eroi evolvono e crescono, rimanendo brillanti. Se non lo sei, le strade sono due: o ti ritrovi con un gruppo che ripete sempre le stesse cose con sempre meno convinzione (e a qualcuno questa opzione potrebbe anche andare bene), o ti tocca soffrire ad ogni uscita, ritrovandoti con dischi che non ti ricordano nemmeno l’ombra di quello che toccò le corde del tuo cuore.

Beh, a essere onesti, i fan duri e puri dei Queensryche se la sono sempre un po’ cercata. In quanti di voi si rammentano le tragedie esistenziali che esplosero ai tempi della release di “Hear In The Now Frontier”? Gli anatemi sulla presunta “svolta grunge” o commercializzazione della band? E l’indifferenza spietata in cui ogni loro release seguente parve sprofondare finchè non decisero di fare una delle mosse più ruffiane mai viste, e rilasciare quel monumento al ricilaggio che fu “Operation Mindcrime II”?

A leggere i commenti dei fan su “Dedicated To Chaos” pare di essere ritornati a quei tempi. E le dichiarazioni alla stampa di un Geoff Tate che oramai non potrebbe essere più palese riguardo al proprio assoluto disinteresse verso il Metal o anche solo il Rock, non aiutano.

Eppure, dopo averlo ascoltato con dovuta attensione, devo dichiarare la verità: “Deidcated to Chaos” non è un brutto disco o una particolare blasfemia. E’ un disco anonimo che semplicemente riporta la Band alla loro svolta alt-rock/pop dei tempi di “Q2k” e “Tribe”.

La mancanza di nerbo nel songwriting della band si stava già facendo sentire da parecchio. Con la, parziale, eccezione di “American Soldier”, i loro lavori (compreso “Operation… 2″) erano precipitati in una sorta di sonnolento limbo fatto di mestiere e manierismo. Nessuna traccia dell’indiscutibile magia che permeava i loro pezzi migliori e anche quelli più difficili e meno metallici di “Hear…”. Nessuna traccia della classe indescrivibile che rendeva un disco come “Empire” superiore a ogni altro albumn di rock ottantiano iperprodotto e melodico.

I Queensryche del nuovo millennio sono una band competente e un po’ statica, resa superiore da un singer di caratura ultraterrena ma allo stesso tempo atterrata dalla mancanza di pezzi veramente memorabili. Quel che pareva mantenere il loro rinnovato status di credibilità tra i fan, era il presunto rinnovato amore per le sonorità progressive, per i concept album, le suite epiche, la teatralità esaperata. Ma quelle cratteristiche sono ora tornate nel cassetto.

“Dedicated To Chaos” è una serie di pezzi orecchiabili, lineari, iperprodotti, con molti dei tocchi medio orientali che si potevano ritrovare nel periodo di “Hear…”. Le chitarre sono semplificate e un po’ plasticose. Non ci sono particolari virtuosismi. I ritornelli sono semplici e attenti all’orecchiabilità. Il sound  ha molto del pop rock drammatico di certi U2 o Coldplay.

Ma la voce di Tate fa ancora molta differenza. E’ sempre in una sorta di stato di grazia, per cui ogni singola note che sboccia dalla sua ugola è intrisa di potenza emotiva, anche se si tratta di melodie che risulterebbero assolutamente insignificanti nelle mani di chiunque altro. E di conseguenza, una canzone che pare una b-side di “Tribe” come “Bog Noise” assume una sorta di nobiltà.

Il problema resta, però. I Queensryche, se non defunti, hanno comunuque cessato di essere una band di alta qualità, per trasfomarsi in un gruppo che si ascolta distrattamente e scompare totalmente dalla memoria. I tempi di Tate dietro a un vetro che interpretà poesie sulla follia e sulla vità, portando il pubblico alle lacrime sono andati. Quel che abbiamo oggi è un piacevole gruppo pop rock, con una tecnica sopra alla media, un vocalist spledente ma distratto e pezzi tremendamente simili l’uno all’altro.

Niente tragedie, ma sicuramente un po’ di disincanto. Anche se a dirla tutta, continuo a prefrirli così piuttosto che a sfornare cloni svuotati dei loro tempi migliori. Ma non è una gran soddisfazione.

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