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Andrea Costanzo

Jay-Z And Kanye West – “Watch The Throne”: le (tante) idee dentro al (troppo) hype

Andrea Costanzo ha postato questo articolo il 05/09/2011
Featured Rock + Pop Video //

Ve lo posso garantire: se qualcuno mi avesse detto, anche solo un anno fa, che mi sarei ritrovato ad interessarmi della scena hip-hop, probabilmente gli avrei dato del folle. O perlomeno avrei sottlineato, con puzzolente presunzione, come l’unico hip-hop di nota sia quello “trasversale”, contaminato o alternativo. Certamente non avrei mai immaginato di prestare attenzione alle creazioni di due artisti che più illuminati dal mainstream non si può, come Jay-Z e Kanye West.

Sta di fatto che nella mia perenne espansione di gusti musicali, mi sono imbattuto negli ultimi lavori solisti di entrambi e ho dovuto ammettere che, al di là delle loro discutibilissime attitudini personali (soprattutto nel caso di West), e del fatto che entrambi vendano la propria immagine molto più della propria arte, e che comunque sia, il genere resta iper-inflazionato da centinaia di lavori mediocri o privi di personalità (ma ammettiamolo, la stessa cosa si può dire di qualunque genere), sono rimasto impressionato dall’insdiscutibile qualità del loro sound.

Entrambi hanno talento da vendere, sia nelle rime che per la scelta dei suoni da utilizzare nei propri pezzi. E grazie alle collaborazioni con geni indiscutibili della produzione, come il meraviglioso Q-Tip che andrebbe santificato anche solo per aver donato all’universo gli A Tribe Called Quest, sanno creare canzoni che si ficcano nel cervello, suonano alla grande e sono figlie dirette di tutto ciò che è grande musica (dal soul al jazz, passando anche per il rock). Per farla più breve, un disco come l’ultimo “My Beautiful Dark Twisted Fanasy”, di Kanye, è una gemma. Che piaccia o meno la sua personalità arrogante e un po’ grottesca. Che piaccia o meno il genere. Va ascoltato ed è brillante, se non di più.

Poste le premesse, l’hype che ha circondato il progetto “Watch The Throne”, era (giustificatamente o meno) preoccupante. Fin dalla release della loro prima collaborazione, il mediocrissimo anche se ficcante singolo “H.A.M.”, una pulsante ed orecchiabile quanto vuota e quasi parodistica sagra di luoghi comuni dell’hip-hop, il progetto è stato trattato come una sorta di evento.

Vero, si tratta della collaborazione di due figure portanti del sound, ma la trepidazione ossessiva e febbrile sembrava scordare l’adagio secondo il quale la storia ripete se stessa e le mega-collaborazioni raramente sono all’altezza delle aspettative, se non completamente improponibili.

Ascoltato il disco (che ha miracolosamente evitato leaking ed è uscito con tempismo su iTunes in piena qualità audio) con attenzione, la considerazione base è una: non siamo di fronte a un capolavoro o a un evento. Non si tratta di un disco rivoluzionario e sia Kanye che Jay-Z funzionano meglio in solo. Eppure si tratta comunque di un GRANDE album, anche solo per una brillante qualità che recentemente è assente da molti generi musicali: è un disco intelligente e ha pezzi che si fanno ricordare.

“Watch The Throne” è un album calibrato, non pretenzioso, prodotto stellarmente e dotato di una serie di pezzi con la P maiuscola che entrano nel cervello e li restano. La commistione tra lo stile, molto differente, dei due funziona proprio perchè non è al servizio di eterne battaglie di ego ma di tracks che sono compatte macchien da guerra scala-chart. La serietà declamatoria di Jay-Z e il magnetismo strabordante di Kanye si ritagliano entrambi spazi limitai in quello che è un disco al servizio dell’orecchiabilità e dell’ascolto.

Un’esempio per tutti? “Otis”. Tra una rima e l’altra, quotabili e diaboliche, il risultaro è una caznone da urlo, che cita il sound Motown, il grade Redding in persona, il soul e che alla fine ci si ritrova a cantare ossessivamente per tutto il giorno. Non ci credete? Ascoltate.

E benchè i filler siano presenti (e non poco), le idee sono molte, moltissime. I beat, i suoni a volte sottili a volti inesorabilmente ”scuoti-culo”, i momenti di carisma, lo rendono un piacere da ascoltare. No, non è rivoluzionario nè memorabile e meno che mai un evento. Ma si fa ascoltare a ripetizione e ha un’indiscutibile alone di intelligenza e senso della misura che è semplicemente ammirevole.

Quindi, in sintesi, lo promuovo.  E alla fin dei conti, chi lo stronca o lo fa per principio o non è stato attento. Suvvia.

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