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Andrea Costanzo

Amy Winehouse, o cronaca di una morte annunciata

Andrea Costanzo ha postato questo articolo il 25/07/2011
Featured Rock + Pop //

Amy Winehouse, singer dal talento vocale indiscutibile (e su questo non si può veramente dire nulla, per quanto si voglia essere cinici) e dalla complicatissima vita personale e pubblica, è stata ritrovata morta nel proprio apprtamento di Londra alla tremenda età di 27 anni.

Poche ore dopo il rilascio della notizia, le reazioni sono state quanto di più polarizzato abbia visto in mesi.

Il pubblico sa essere terribilmente idolatra e teribilmente crudele, nell’era del web. Ben presto la pioggia di altarini, e di blog post santificanti e lacrimevoli si è unita a quella di insulti e battute crudeli, per ricoprire tutto come una patina di melma grottesca.

Non sono un fan di Amy Winehouse. Benchè ne riconoscessi la voce straordinaria (degna delle divas della Motown), non ho mai compreso le sue scelte musicali, forse troppo da classifica per i miei gusti. E tantomeno apprezzavo, da persona che nel bene e nel male ha avuto a che fare con l’abuso di alcool, il suo atteggiamento che glorificava l’eccesso come “cool”. Vero, molto, rock, ma inesorabilmente dannoso e a rischio di trasformare un’artista in “personaggio” sopra le righe, più valutato per le apparizioni nei tabloid che per la propria arte.

Alcune anime confuse la stanno già associando ad altri nomi storici come la JoplinHendrix, accomunando la giovane età e forse scordando che più banalmente a 27 anni l’abuso raggiunge spesso un picco, e spesso ammazza. Per logica naturale, e non per qualche misteriosa coincidenza numerica cospiratoria.

Da non fan e non sciacallo, voglio riportare la notizia aggiungendo i commenti che ho raccolto da una persona che si sentiva legata all’artista e ha spiegato così il proprio sgomento:

“L’ho vista durante il tour di Back To Black. Era dotata, veramente dotata. Sul paclo aveva presenza ma c’era sempre la sensazione che qualcosa stesse per andar storto. Quando qualcuno del pubblico le passava un drink, lei beveva tra gli applausi. Si stava distruggendo anche grazie al suo pubblico che incoraggiava questa cosa. Eppure ho continuato a sperare si ripulisse, si rimettesse in sesto. perchè quella voce, quella presenza, quello stile erano mille volte migliori di qualunque altra pop star. Lei MERITAVA meglio. Peccato si sia butatta via…”

Farewell, Miss W.

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