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Adele, Patti Smith e i nasi con la puzza sottostante

Francesco Eandi ha postato questo articolo il 19/07/2011
Audio Featured Rock + Pop Video //

La news, di per sè assai trascurabile, è che Patti Smith nel corso di un concerto dalle parti di New York ha eseguito una cover di Adele, e specificatamente del singolo sbanca-classifiche “Rolling In The Deep”. Rallegratevi: ora potrete finalmente dire che anche voi apprezzate questa giunonica bellezza britannica, e non appena qualcuno vi farà notare l’evidentissima colpa di ascoltare qualcosa di assolutamente, inconfutabilmente, ineluttabilmente mainstream – e dio solo sa quanto: questa le varie Rihanna e Aguilera e le altre infoiate da classifica se l’è pappate come una galletta di riso soffiato – potete citare a pieno titolo la sacerdotessa del punk e sentenziare: guarda che anche a Patti Smith ci piace Adele!

Patti Smith – “Rolling In the Deep” (Adele Cover, Live) by TwentyFourBit.com

Perchè proprio così stanno le cose, e dunque brava un’artista con la credibilità di Patti Smith a sdoganare (presso voi indie snob, si intende) questa 23enne notevole ugola britannica: perchè “21″ (il secondo disco, che l’ha portata al successo definitivo) è davvero un gran bel disco, e perchè lei ha una voce calda come si conviene ad una singer di R&B, e perchè si muove come una signora in una scena in cui lo smignottamento è la prassi, e perchè non sculetta nè mostre le poppe come una Rihanna qualsiasi, nè si alcolizza e si auto-stronca la carriera come una forse altrettanto brava, ma molto meno intelligente, Amy Winehouse.

E poi perchè non è solo un’interprete, ma è coautrice di quasi tutti i pezzi. E per i maligni cui piace ricordare che dietro lo spacca-sassi “Rolling In The Deep” c’è un tizio che si chiama Paul Epworth, specializzato nel co-authoring di canzoni di successo (un po’ come Martin Karl Sandberg negli anni Novanta, Desmond Child negli Ottanta e Phil Spector nei Settanta), l’invito è anche di ricordare che lo stesso Epworth è il produttore di gente dall’inconfutabile pedigree indie come Bloc Party, The Rapture, Primal Scream.

E infine, perchè è una delle poche artiste su cui i media inglesi (che ad ogni mese salutano come come epocale, rivoluzionaria e immortale la starlette di turno, normalmente destinata a sbruciacchiarsi in un paio di stagioni) rischiano di prenderci davvero con la loro aggettivazione entusiastica. Dunque ben venga lo sdoganamento al contrario di Patti Smith; mentre, visto che siamo in argomento di cover, di questo scempio dei Linkin Park forse potevamo anche farne a meno.

E ora fatemi tornare a sentire qualche sconosciuto – che so, gli Stornoway.

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