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The National, Beirut e le stelle

Francesca Garattoni ha postato questo articolo il 15/07/2011
Carne Fresca Featured Gallery Rock + Pop //

Una notte stellata, una piazza, un castello e una città piena di biciclette.

Cornice affascinante per un festival – Ferrara sotto le stelle – che fa suonare insieme in una sola sera due dei gruppi indie rock di nicchia più in voga in questo periodo: i Beirut, prossimi a pubblicare il loro terzo album “The Rip Tide”, e The National, in tour da ormai un anno per promuovere il loro ultimo lavoro “High Violet”. Non c’è da stupirsi se la città estense, martedì 5 luglio, ha aumentato la sua popolazione di qualche migliaio di anime, tante quante ne può contenere Piazza Castello.

Con le luci del tramonto sono apparsi per la prima volta in Italia i Beirut di Zach Condon, con le loro fisarmoniche, quintali di ottoni e ritmi gitani che suggeriscono immagini di feste di paese, piazze polverose, fotografie virate in seppia e balli popolari. Atmosfere che in qualche modo rimandano ad una stereotipata idea di “sud della Francia in estate”, ma che hanno lasciato spazio ad un omaggio all’Italia con “Postcards from Italy”, accolta con grande entusiasmo dal numeroso pubblico che… “ovviamente io sono sono qui solo per i Beirut… i National? e chi li conosce?”.

Già… The National… chi li conosce?! Questo gruppo di originario di Cincinnati, Ohio e poi traslocato a Brooklyn, che solo qualche anno fa suonava sulla spiaggia di Marina di Ravenna davanti a una manciata di persone e che lo scorso Novembre ha fatto un rapido sold-out all’Alcatraz di Milano, era il vero motivo per cui la sottoscritta ha guidato 700 km in una sola serata. Ci si può chiedere il perché di una simile pazzia e beh, la risposta è tutta nella voce profonda ma graffiante di Matt Berninger.

Le aspettative per la loro performance erano molto alte, soprattutto alla luce delle emozioni regalate durante il loro passaggio autunnale in Italia e, ahimè, sono state parzialmente deluse. Il bel vocione di Berninger ha avuto bisogno di un paio di pezzi prima di entrare in sintonia con il resto del gruppo, e da lì in poi l’esecuzione è stata impeccabile, però… però qualcosa non convinceva fino in fondo. Pezzi come “Squalor Victoria” non hanno graffiato, “Afraid of Everyone” non ha dato i brividi e “England” non ha commosso. Inoltre, grande assente in una scaletta che altrimenti sarebbe stata perfetta è stata “Mistaken for Strangers”, il singolo che li ha portati alle mie orecchie per la prima volta, così per caso, come così per caso sembrava che fossero loro sul palco quella sera.

A volte succede di capitare nella serata storta che ciascun gruppo, nel corso di un tour, ha tutto sommato il diritto di avere. Almeno, in foto non si nota.

 

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