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MiOdi 2011: caldo, zanzare e tecnici del suono che latitano, ma per il resto tutto ok (gallery)

Nico Segantin ha postato questo articolo il 08/07/2011
Featured Gallery Metal + Punk //

In un clima che tra caldo, afa e un’invasione di zanzare assetate  di sangue è più che capace di fugare qualsiasi eventuale dubbio circa l’invivibilità di Milano durante l’estate, si è svolto il MiOdi edizione 2011. Gli organizzatori hanno chiamato ad esibirsi gruppi notevoli, e anche la possibilità di usufruire di banchetti di merchandising che avrebbero comunque comodamente potuto far passare la serata agli appassionati, rappresentava già di per sé un motivo valido per intervenire.

Giungo sul posto in tempo per poter veder finire l’esibizione dei Russian Circles, dei quali quindi risulta difficile poter fornire una valutazione; cosa invece possibilissima per i successivi Boris, preferiti dal sottoscritto ai guasconi nipponici Church Of Misery. Il gruppo giapponese – tornato recentemente sul mercato nientemeno che con due lavori – svolge infatti un modesto compitino sul main stage. Nessuno ne mette in dubbio la bravura, la professionalità e l’inventiva ma probabilmente il contesto di un festival non gli appartiene, non avendo bene in mano le redini del loro suono che risulta buono ma non esplode mai come dovrebbe se non grazie all’entusiasmo del simpaticissimo drummer Atsuo, che tuttavia salva solo in parte la performance dallo scadere nel mediocre.

In più d’ uno attendeva poi al varco i nostrani The Secret giunti all’attenzione collettiva approdando alla corte della Southern Lord con l’eccellente “Solve et coagula”. Ebbene, è difficile uscirne con le idee chiare: vengono fatti esibire nella saletta interna, istantaneamente adibita a stalla o sauna dal clima quasi insostenibile, dove il suono risulta oltremodo impastato e compromesso da problemi tecnici (chiedere all’infuriato batterista) che non riescono tuttavia ad arginare un furioso mosh-pit con episodi di crowd surfing rovinosi. Sicuramente devastanti ma da rivedere in altro contesto.

I Kylesa erano chiamati a riscattare il mezzo passo falso dello scorso anno quando, esibitisi a supporto dei Converge, fecero storcere il naso a più di un intervenuto. La loro performance però parte malissimo quando, nel giro di un paio di brani la chitarrista/cantante Laura Pleasants perde letteralmente le staffe, a causa dei soliti problemi tecnici, andandosene dal palco! Rimesse a posto le cose, il concerto riparte a dovere. Nel main stage, intanto,  gli Eye Hate God mietono vittime tra un pubblico assolutamente partecipe nei confronti di questo storico gruppo sludge americano sopravvissuto a problemi legali, di dipendenze varie e, non ultimo, al funesto uragano Katrina. Nonostante Mike Williams si regga in piedi a fatica, il concerto appare coinvolgente ed impreziosito anche da un cameo dei Church Of Misery. In definitiva convincono anche se non propongono materiale fresco.

Tirando le somme: un evento potenzialmente di valore assoluto finito per perdersi sulla gestione tecnica dei suoni e dei gruppi. Assistere ad una lamentela continua da parte di chi deve suonare (ed ascoltare) o essere costretti a scegliere fra gruppi che si vorrebbe comunque vedere fa scadere di parecchio il valore del concerto.

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